Notai caccuresi


                                                                                                   

Domenico Mingazio o Mignaccio

   Domenico Mignaccio o Mingazio fu un notaio caccurese del XVI secolo. Di lui si trovano notizie sparse di atti anche importanti che redasse nel suo paese di origine. Uno dei più importanti è un documento nel quale raccolse la testimonianza dei coniugi Nicolò Interzato e Livia Costa  risalente al 10 ottobre del 1551. In questo importante atto notarile i due raccontano la scorreria del pirata Barbarossa  (Khayr al-Dīn) del luglio del 1544 nella città di Cariati nel corso della quale fu rapito il vescovo caccurese Giovanni Carnuto che fu poi deportato ad Algeri dove morì.
    Anche l’atto con il quale l’abate Salvatore Rota, commendatario dell’Abbazia di San Giovanni in Fiore concesse ai cittadini di Caccuri le terre e le vigne della “Montagna” fu redatto da questo autorevole notaio. Questo terreno era divenuto da qualche secolo proprietà dell’abbazia florense per concessione di Enrico VI°, ma  prima della “donazione” dell'imperatore svevo era sempre appartenuto ai cittadini di Caccuri e ai monaci basiliani di Santa Maria dei Tre fanciulli. Quest'atto del notaio caccurese è datato 23 maggio 1539.

 

Domenico Ambrosio

   Il notaio Domenico Ambrosio  visse tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Nacque  presumibilmente nel 1748 e, completati gli studi, esercitò per molti anni la professione nella sua abitazione  di Macchia del Castello (Salita Castello) nel palazzo di famiglia, attualmente di proprietà degli eredi Macrì e Pirito.  Nella quale era ubicato anche il suo ufficio. Sposò la nobildonna Francesca Principato e dal matrimonio nacque il figlio Francesco Antonio che subentrò al genitore nella professione di notaio.
   Tra i tanti atti redatti nel corso degli anni ve n’è uno del 1783 nel quale sono descritti minuziosamente i danni subiti dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie a causa dell' incendio scoppiato il 1 luglio del 1769.  Nel 1802 lasciò l'incarico al figlio Francesco Antonio che continuò a esercitare la professione nello studio del genitore. Nel 1818 fu, per un breve periodo, sindaco del paese.  
   Si spense a Caccuri nell’estate del 1821 all’età di 73 anni.

Francesco Antonio Ambrosio

  
   Timbro del tabellionato del notaio Francesco Antonio Ambrosio

Francesco Antonio Ambrosio, notaio, figlio del notaro Domenico, nacque a Caccuri nel 1778. Nel 1802, giovanissimo,  regnando Ferdinando IV di Borbone cominciò,  ad esercitare la professione che era stata già del padre ottenendo la conferma della concessione anche da Gioacchino Murat e dal Re Ferdinando al suo ritorno sul trono dopo la Restaurazione.   In questo periodo turbolento della storia del Regno continuò a redigere atti per i caccuresi e per gli abitanti dei paesi vicini fino alla morte che lo colse prematuramente il 21 agosto del 1823 all’età di 45 anni.  Il suo ultimo rogito, un contratto tra Bruno Trocini e Giuseppe Maria Cosentini di Aprigliano, uno dei tanti forestieri domiciliati a Caccuri dove assolveva il compito di  Conduttore generale dell'ex feudo di Caccuri, all'epoca ancora di proprietà di Rachele Ceva Grimaldi, figlia di Marianna Cavalcanti, ultima duchessa di Caccuri, fu stipulato il 29 giugno del 1823. Il 22 agosto del 1822, a circa un anno di distanza dalla morte del padre, Francesco Antonio fu colpito da un altro lutto atroce per la morte della figlioletta Anna alla tenera età di cinque anni alla quale, però, sopravvisse esattamente un anno. Francesco Antonio ebbe un altro figlio, Vincenzo che, in seguito divenne  capo della Guardia urbana di Caccuri distinguendosi in diverse azioni brillanti contro il brigantaggio criminale che infestava il territorio comunale.