Andarsene sognando
di Eugenio Marino

          
                     

   Non capita tutti i giorni di doversi cimentare nella recensione di un libro del proprio figliolo con tutti i rischi che ciò potrebbe comportare, rischi di lasciarsi prendere la mano dall'amore e dall'affetto paterno scadendo, così, nel banale, nelle lodi sperticate quand'anche fossero immeritate e nel trascurare i limiti e le inesattezze che l'opera potrebbe avere, per cui ho riflettuto a lungo se valesse la pena di imbarcarmi in questa operazione. Alla fine mi sono deciso per il si per due motivi precisi. Il primo è che l'opera, a mio giudizio, ma anche a giudizio di chi ha già avuto modo di esaminarla, è valida, interessante e originale. La storia dell'emigrazione italiana, questa grave piaga sociale che non ha risparmiato e non risparmia nemmeno oggi una sola famiglia,  è stata ricostruita attraverso decine e decine di fonti, dal racconto orale, alla fotografia, alle lettere degli emigranti, al cinena, al romanzo, al documentario, ai saggi, ma forse a nessuno mai era venuto in mente di ricostruirla, analizzarla, vivisezionarla attraverso la canzone popolare e quella d'autore. E' stato molto bello sentire dire all'on. Livia Turco e alla giornalista di Repubblica Alessandra Longo che questo libro le ha indotte a riflettere sul significato profondo di canzoni come Ciao amore di Luigi Tenco e Casa mia dell'Equipe 84, che avevano considerato semplicemente bellissime canzoni d'amore, e che invece trattano, in realtà, il tema dell'emigrazione. La mia fortuna o la mia sfortuna, a seconda di come la si voglia considerare, mi aveva permesso di capirlo limitatamente a "Casa mia" che mi fece versare tantissime calde lacrime nel gennaio del 1971, quando venne lanciata al Festival di Sanremo, perché era praticamente la storia dei miei genitori che una volta all'anno, tornavano dalla Svizzera dov'erano emigrati portando nella loro valigia "il vestito che sognavi tu" all'unico figlio rimasto a Caccuri negli anni dell'adolescenza e della giovinezza ad aspettare il loro ritorno definitivo che , per fortuna, avvenne solo sei mesi dopo. Per "Ciao amore", invece, come Livia Turco e Alessandra Longo, devo ringraziare Eugenio per avermi fatto capire e apprezzare ancora meglio la canzone eliminata nella prima serata della kermesse sanremese per far posto a Io tu e le rose o a "ci sarà la rivoluzione, nemmeno un cannone però tuonerà."


Norbero Lombardi, Terzi di Santagata, Alessandra Longo e Livia Turco con l'autore alla presentazione alla Fiera del Libro (Roma)

   Il secondo motivo è, come definirlo..........., un po' risarcitorio. Devo risarcire anche pubblicamente mio figlio per tutti gli anni di dubbi e di "subdole insinuazioni", ancorché affettuose come solo possono esserle quelle di un padre, sulle sue reali capacità e doti, come mi ha fatto anch'egli "subdolamente" osservare nella sua dedica autografa del libro, "garbato cazziatone" che ho accettato di buon grando in quanto ampiamente meritato. I grandi pedagogisti insegnano che la punizione può, anzi deve essere inflitta al bambino o al fanciullo, ma solo se si è certi che egli si renda conto del fatto che sia veramente meritata. Bene, Eugenio, ho capito la lezione.
    Detto ciò, è ora di entrare nel merito e di recensire il libro, un libro corposo di 389 pagine impreziosito da una copertina che riproduce una stupenda vignetta di Sergio Staino, uno dei più grandi e famosi vignettisti italiani, collaboratore dell'Unità, di Tango e di altre importanti pubblicazioni, disegnata appositamente per quest'opera e rappresenta Bobo - Staino con una valigia di cartone sulle spalle, la moglie e la figlia cariche di poveri bagagli in procinto di partire anch'egli per terre sconosciute, mentre nell'aria si diffondono le note musicali dei canti degli emigranti.
   Dopo l'introduzione, il libro affronta il tema dell'emigrazione nel periodo che va dall' Unità d'Italia alla Repubblica caratterizzati da una dolorosa diaspora italiana verso le Americhe, il contesto culturale, le traversate sui bastimenti, le scene malinconiche per non dire strazianti della partenza, le speranze, i sogni, la dura realtà con la quale poi i nostri connazionali dovevano fare i conti, la ghettizzazione, le persecuzioni come quella odiosa nei confronti di Sacco e Vanzetti il cui settennale calvario giudiziario si concluse con la condanna a morte sulla sedia elettrica dei due innocenti. E' il periodo della canzone melodrammatica che racconta l'emigrazione e ne costituisce il sottofondo musicale, ma anche della nascita del jazz, genere musicale creato dagli italiani e dai negri che a New Orleans si sfidavano in tenzoni musicali e componevano musica istantaneamente, alla presenza del pubblico. Tra gli italiani figuravano fior di musicisti come il trombettista siciliano Nick Larocca che divenne l'idolo di un ragazzo negro americano trombettista anche lui che, "sognando di diventare un Nick Larocca" riuscì a diventare solo Louis Armstrong  e scusate se è poco. Una storia, questa, raccontata nello stesso libro in un pregevole contributo del grande Primo Aprile che ci illustra anche la storia della sesta napoletana, l'accordo molto usato nella musica jazz.
   Il contributo di Pino Aprile non è comunque il solo, ma si accompagna a quelli di altri autorevoli uomini delle istituzioni, della cultura,  del giornalismo, della canzone d'autore come quello dell'ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata, della giornalista televisiva Daniela Binello, del ricercatore e opinionista Peppe Provenzano, di Alessandra Longo, di Chiara Geloni, di Livia Turco, del cantautore Davide van de sfroos, di Delfina Licata della fondazione Migrantes, del cantautore
Salvatore De Siena del Parto delle nuvole pesanti, di Rodolfo Ricci della Federazione italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie, del cantautore Kento, e del nostro grande compaesano Nino Pirito, famosissimo critico musicale ed ex vice direttore del Secolo XIX.


       
Nino Pirito

   In questa prima parte l'emigrazione, in tutti i suoi aspetti drammatici, viene messa a nudo attraverso i canti struggenti, malinconici, ma a volte anche ironici di tutte le regioni italiane, dalla Valtellina alla Sicilia, da "Giunto che fui in Maremma" a "Lacreme napulitane", a "Partono i bastimenti", a "Torna a Surriento"; da "Mamma mia dammi cento lire" alla canzone sui martiri di Tullulah, da "Signorinella" a "Munasterio 'e Santa Chiara."
   La seconda parte del volume ricostruisce l'emigrazione attraverso la canzone nel periodo che va dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, un'emigrazione che da transoceanica diventa europea o anche interna, ma che conserva intatto il suo carico di dolore, rimpianto e degrado del tessuto sociale dei nostri paesi, anche qui attraverso la canzone popolare e quella d'autore, da Carosone a Ignazio Buttitta, da "Ringraziamo 'sta nazione" (Francia), canto di un emigrato nel paese transalpino, a "Con De Gasperi alla testa", da "Ogni volta" del grande Paul Anka, a "Le colline sono in fiore", ai "treni del sud" di Lauzi e di Endrigo, a "Calabria mia" del nostro Reitano, a "Paese mio" di Feliciano, a Rino Gaetano con la sue bellissime "E partiva l'emigrante", "Agapito Malteni" al De Gregori di "Stella stellina" e di "Pablo".
    Un' opera, insomma, che non lascia spazi vuoti, aspetti inesplorati nei rapporti tra canzone ed emigrazione e contribuisce, certamente, a far riflettere sulla materia e compenetrarsi con gli autori delle nostre bellissime canzoni che costituiscono un patrimonio di inestimabile valore.


   
L'Autore mentre autografa il libro a Livia Turco
   
    Una simpatica particolartità di questo libro è che, oltre a essere letto, può anche essere "navigato " grazie ai "Qr code" che consentono, mediante un apposito programmino scaricabile sullo smartphone, di collegarsi in automatico su internet e ascoltare i brani o leggere i riferimenti riportati nelle varie pagine.