Leonardo Vinci, un grande musicista nel Quaderno UPMED
 



      Tra i celebri personaggi calabresi dei quali si parla nel I Quaderno dell’Upmed pubblicato nelle scorse settimane e  che dobbiamo cercare di far conoscere meglio, soprattutto ai nostri giovani,  oltre ai due caccuresi, fra Cornelio Pelusio, biografo di Gioacchino fa Fiore e padre provinciale dei Cistercensi e il generale di divisione Antonio Rizzo, credo meriti una menzione particolare il musicista Leonardo Vinci di Strongoli, uno dei principali esponenti della scuola operistica napoletana del Settecento la cui vita e le cui opere sono state magistralmente ricostruite dalla bravissima amica Angelina Brasacchio nel suo saggio breve pubblicato nello stesso Quaderno.
    Dobbiamo farlo per tutta una serie di motivi. Dobbiamo farlo  perché si tratta di un nostro conterraneo, un musicista nato e cresciuto a pochi chilometri dal nostro paese, anche se poi la sua formazione si completò a Napoli; dobbiamo farlo perché attraverso la sua opera possiamo approfondire la nostra conoscenza della formidabile scuola operistica napoletana dalla quale ebbe poi origine il melodramma o per l’ apporto fondamentale e insostituibile che i musicisti della corte del Regno di Napoli diedero alla diffusione di questo genere musicale che ci ha resi famosi in tutto il mondo è che divenne il più efficace strumento di promozione della nostra cultura nel mondo, ma dobbiamo farlo, soprattutto, perché Leonardo Vinci fu davvero un grande, forse il vero creatore dell’opera buffa prima di Paisiello, prima di Rossini, un musicista che in seguito avvio una intensa e proficua collaborazione col Metastasio del quale musicò alcuni libretti.
   Per capire la grandezza di questo nostro autore conterraneo provate ad ascoltare questa celebre aria tratta dall’opera “Lo cecatu fauzu” e interpretata da Roberto Murolo o questa sonata che non ha niente da invidiare a Vivaldi.  Buon ascolto e buona lettura del Quaderno.