La leva calcistica caccurese del 1950
di Peppino Marino
 

                                       

  La leva calcistica del 1950 si formò alle scuole elementari per merito del grande Alberto Macrì, il mitico Albertino, che nel 1959 venne assegnato alla quarta classe che era stata per i primi due anni del professore Mario Sperlì e per il terzo anno della maestra Laura Maruca di Nicastro.
   Quando ancora non esistevano gli avvocati di paese pronti a far causa agli insegnanti per ogni minimo graffio che i fanciulli si procurano a scuola, e i  giudici di pace dalla condanna facile, i nostri maestri, nelle ore dedicate alle attività motorie, oggi scomparse nella scuola del tempo vuoto, organizzavano delle partitelle di calcio tra le diverse classi del plesso. I nostri avversari storici erano i quelli della quinta classe, leva del 1949,  affidata al professore Francesco Sperlì, fratello di Mario, sindaco del paese e poi ispettore scolastico, che battevamo sistematicamente. Nella mia classe nacquero fior di campioni che poi ebbero modo di mostrare il loro talento nei mitici tornei San Rocco e, alcuni di loro, anche in prima categoria. Parlo di gente del calibro di Vincenzo Mirandi, Enzo De Candia, Marcello De Franco, Teodoro Aragona, Dino Macrì, Nazareno Brissa, Agostino Falbo, una delle migliori ali destre che calcarono i campetti di fortuna, il più affollato dei quali era quello nell’orto del prof. Annibale Cimino dove ora sorge la casa di Emilia Pasculli, di fronte la Crai.
   All’epoca anch’io, assieme all’inseparabile Franco Blaconà facevo parte della squadra della quarta e poi della quinta classe  nel ruolo di terzino sinistro, ma fui il primo ad appendere le scarpette  al chiodo (si fa per dire, ai piedi ci mettevamo quello che capitava e che passava il convento), alla fine della scuola elementare, salvo una brevissima parentesi agli inizi degli anni ’70, quando con l’innesto di Franco Falbo, all'epoca segretario della Sezione PCI e di qualche altro compagno comunista, sfidammo i più titolati democristiani, quasi tutti i miei ex compagni (di scuola, non di partito) della vecchia squadra di Alberto Macrì. prendendoci la soddisfazione di batterli per 5-2. In quella occasione, cosa incredibile, segnai addirittura due reti col mio sinistro, l’unico piede che sapevo usare, mentre il destro mi serviva solo per camminare, ma fu un vero e proprio miracolo, una specie di "Fuga per la vittoria"   e anche il mio canto del cigno perché poi, per fortuna smisi definitivamente con grande sollievo mio e, sicuramente,  degli spettatori. Il calcio non faceva per un fifone come me. No, non avevo paura  come il Nino di De Gregori di sbagliare un calcio di rigore, anche perché non me lo avrebbero mai lasciato tirare; no, Nino Marino  era terrorizzato dai contrasti e dai colpi di testa. I miei compagni, invece, continuarono a calcare i campi e a deliziarci con le loro giocate come quelle del compianto Vincenzo Mirandi grande regista dal tocco elegante, di Marcello De Franco, ala velocissima e micidiale, di Dino Macri, anch’egli, purtroppo prematuramente scomparso, di Enzo De Candia e di Agostino Falbo con i suoi dribling irresistibili.
   Qualche anno dopo, quando il professor Mario Sperlì vinse il concorso per direttore didattico, anche il nostro commissario tecnico, l’indimenticabile professore Albertino, “andò in pensione” come allenatore perché lasciò l’insegnamento e divenne segretario della Direzione didattica di Caccuri. Ricordi bellissimi, ricordi incancellabili come indimenticabili rimangono i miei compagni di scuola; quelli che sono ancora con noi e quelli, purtroppo che ci hanno lasciato prematuramente come Dino Macrì, Piero Sperlì, Gigi Chiodo e Vincenzo Mirandi ai quali va il mio pensiero commosso.