'A caccurisella: storia di una canzone popolare
di G. Marino
 

     

   La Caccurisella può essere definita un canto carnascialesco caccurese, una canzone, cioè, scritta verso la fine degli anni ’40 dello scorso secolo in occasione di una delle tante feste del Carnevale caccurese celebrato in pompa magna forse per cercare di dimenticare gli orrori e i lutti della seconda guerra mondiale finita da poco e che anche a Caccuri aveva provocato morti e lacerazioni nel tessuto sociale e politico della cittadina.
  
  La tradizione popolare l’attribuisce a Luigi Iacometta, ma, probabilmente, come spesso accadeva in queste occasioni,  la sua stesura è frutto dell’apporto di un gruppo di amici  “epicurei” dediti al divertimento e alla gozzoviglia, alcuni dei quali citati nel testo.  Manfreda, Marasco e Pasculli erano, infatti, Arturo Manfreda, alias Arturo e Cerza, Giuseppe Marasco, detto Peppe ‘u Mercante, un commerciante originario di Rogliano che aveva sposato la caccurese Clorinda Blaconà, personaggio dotato di notevole ironia e di un grande ingegno, abilissimo nel costruire mongolfiere di carta che faceva librare nel cielo caccurese in occasione di eventi importanti e Giovanni Pasculli, per molti anni ufficiale daziario del Comune di Caccuri.  I tre erano noti per il loro amore smisurato per Bacco e per la gioia di vivere e di stare insieme “nella buona e nella magnifica sorte” a un altro inseparabile amico, Giovanni Lacaria, detto Cannarutellu ( ‘A Cannarutella), bravissime e amabilissime persone purtroppo oggi tutte scomparse. Attorno a questi personaggi più anziani ruotava un gruppo più giovane formato da Eugenio Marino (mio padre), Primo Barone, Gigino Pasculli, Luigi Pisano (Luiginu ‘u mulinaru), Peppino Scigliano (poi disperso in Russia), Vincenzo Caputo (alias Carnera) e, successivamente, il giovanissimo Orlando Girimonte. Questi ragazzi organizzavano balli, serenate, la rappresentazione di qualche farsa o commedia per la regia di Francesco Antonio Fazio, maestro elementare, ebanista e scultore e, ovviamente, le “carnelevarate” nel corso delle quali veniva eseguita anche questa ormai celebre canzone. Negli ultimi decenni fu proprio Orlando Girimonte, musicante, bravo macchiettista e interprete per moltissime edizioni del personaggio di Caifa nel dramma popolare “I Giudei”,  a divulgare e far conoscere alle nuove generazioni questo gioiellino caccurese, che assieme alla Canzone disperata di anonimo e a “Stanotte a menzannotte” di Domenico Loria detto ‘u zoccularu, fa parte del “patrimonio indisponibile” di questo paese.
  
   La Caccurisella ci dà molte informazioni, non solo sulla vita sociale della nostra Caccuri, ma anche sugli usi, sui costumi e perfino sull’urbanistica del vecchio centro storico.  Vi si parla, infatti, del rito della “cannella” (E chi n’era c’’ha misu cannella?, erano ‘e trippe ‘e re ciccarella), cioè dell’apertura della botte dopo che il “trivillu”, ovvero la prima spillatura, aveva confermato la bontà del vino, dell’esistenza in paese della pavimentazione di pietra di fiume da non confondere assolutamente con quella attuale e di quella di una fabbrica di gassosa in località Pirucchjiella dell’agro di Isola Capo Rizzuto (Vivuri acqua ‘e ra Piricchiella), nonché sulla simpatica abitudine di certi osti caccuresi di riprodurre il “miracolo di Cana”, ovvero di trasformare l’acqua in vino (Alla bottega di Peppino, si vende acqua, ma non vino). Insomma, come tutte le canzoni popolari, la nostra Caccurisella è una vera e propria miniera di informazioni.

Testo

Lleru, lleru, lleru lallà
‘sta caccurisella morire me fa
lleru, lleru, lleru lallà
‘sta caccurisella morire me fa

Alla bottega di PeppinoSi vende acqua, ma non vino
Acqua pura, fresca e bella
Vivùri acqua ‘e ra Pirucchiella.

Ritornello
Lleru, lleru, lleru lallà
‘sta caccurisella morire me fa
lleru, lleru, lleru lallà
‘sta caccurisella morire me fa

Ma che cosa, che cosa, che cosa
Che succede con questa gassosa,
Acqua pura, fresca e bella
Vivùri acqua ‘e ra Pirucchiella.

Ritornello
Lleru, lleru etc ..

 C’è Manfreda, Marasco e Pasculli
Tre amici e ri Pittigrilli
E con essi la Cannarutella
Vivùri acqua ‘e ra Pirucchjiella.

Ritornello
Lleru, lleru etc ..

E curria ‘na lavina
Chilla silica appenninu
 E chi n’erta c’ha misu cannella
Erano ‘e trippr ‘e re ciccarelle.

Ritornello
Lleru, lleru etc ..

M’assimiglu’ quattru strurni,
quattru muli russanisi
ma si passu’ ‘nu pocu re misi
vue ‘sti sturni ‘un lle can usciti.

Ritornello
Lleru, lleru etc ..