CENNI STORICI SU CACCURI
di Peppino Marino



             

   Caccuri è una delle più antiche cittadine dell’Alto Crotonese. Secondo alcuni storici le sue origini risalgono al VI secolo dopo Cristo. L’antico abitato è appollaiato su di una rupe e ciò spiegherebbe le origini del nome che sono, comunque, assai incerte. Secondo una fantasiosa ipostesi dello storico Gabriele Barrio Caccuri potrebbe derivare dal greco Kauchao-mai (mi glorio) o anche dal latino Cacumine (cima, vetta).  Altri lo fanno derivare dalla parola greca  Kakos – ouros, cioè cattiva orografia, proprio perché il luogo ove sorge il centro storico è impervio. [1]
     Le prime notizie certe sull’esistenza della cittadina risalgono al X secolo. In un diploma del 1228 si fa riferimento ad un Johannes de Caccurio.[2] In una nota inquisitionis del marzo 1240, Goffredo da Roccabernarda e Stefano da Crotone che stanno conducendo una inchiesta per conto della Curia imperiale per accertare se il monastero di S, Angelo de Frigilio sia tenuto a concorrere alla restaurazione del castello di Santa Severina, interrogano un tale Riccardus de Caccurio.[3]
    Nel 1533 la cittadina era cinta da mura che la difendevano da eventuali aggressori. Nella platea dell’Abbazia di San Giovanni in Fiore del 1533, infatti, si fa riferimento alla Porta Grande. Le mura erano ancora in piedi, molto probabilmente, anche nel 1749 come risulta dal Catasto conciario di Caccuri in Calabria Citra dello stesso anno custodito presso l’archivio di Stato di Napoli con i numeri 6965 e 6966. [4]
  Nell'antico territorio di Caccuri, prima del ridimensionamento sorsero tre monasteri brasiliani: il Monastero di Santa Maria di Cabria, quello dell’Abate Marco e quello di Santa Maria dei Tre Fanciulli (Trium puerorum) che fu il più importante e che finì poi in mano ai Forensi.
   Caccuri fu feudo dei Malatacca, dei Ruffo di Montalto, dei de Riso, dei Cimino, degli Spinelli e da ultimo dei Cavalcante. Il paese diede i natali a Cicco Simonetta, segretario di stato e primo cancelliere del duca di Milano Francesco Sforza e del figlio Galeazzo Maria. Alla morte di quest’ultimo, Cicco resse il Ducato per il minore Gian Galeazzo, prima di essere arrestato dal Moro che si era impadronito dello Stato e condannato a morte.
    A Caccuri nacquero anche Angelo Simonetta, zio di Cicco e ambasciatore a Venezia, Giovanni Simonetta, fratello di Cicco e storico del ducato, l’agiografo Cornelio Pelusio, mons. Giovanni Carnuto, vescovo, del XVI secolo di Carinola e Cariati, mons. Francesco Antonio Cavalcante, vescovo di Cosenza, mons. Raffaele De Franco, vescovo di Chieti e Catanzaro, il generale di divisione Antonio Rizzo, governatore dello stato del Gimna, il soldato più decorato dell’esercito italiano ed altri illustri personaggi.

Tra i monumenti più significativi si segnalano l’imponente palazzo ducale dei Cavalcante, più volte rimaneggiato, che troneggia con la sua torre  cilindrica e  il rivellino fatti costruire nel 1885 dal barone Guglielmo Barracco ad imitazione di un castelli medioevale, la chiesa della Riforma o di Santa Maria del Soccorso, già annessa al convento domenicano del XVI secolo con altari lignei, ambone barocco e scanni corali del XVIII secolo, la cappella della Congregazione del SS. Rosario, con pregevole altare barocco e la quattrocentesca chiesa di Santa Maria delle Grazie, più volte distrutta da incendi e terremoti e più volte ricostruita.

Degno di essere visitato è anche il centro storico con molte abitazioni che costituiscono ancora valide testimonianze della tipologia costruttiva dei secoli scorsi e del modo di vivere degli antichi caccuresi.  I dintorni della cittadina risultano essere molto interessanti dal punto di vista paesaggistico e geologico per la presenza di bellissime formazioni arenarie e rocce sedimentarie.

 

N.B.

La foto ci mostra il lato sud di Caccuri (Quello descritto nella favola "Quando Dio creò Caccuri) come si presentava nel 1885 quando il barone Gugliemo Barracco fece aggiugere il bastione e la torre merlata all'antico palazzo ducale dei Cavalcante. Oggi, purtroppo, non è più così.



[1] A. Russano Cotrone, Alto Crotonese – I monumenti e gli oggetti d’arte etc.. Gangemi editore 2001, pag. 107

[2]   Cesare Mulè in  G. Marino, Cronache di  poveri  briganti – Il brigantaggio nel XIX secolo a Caccuri e  

     dintorni, Ed   Pubblisfera Luglio 2003, pag. 7                 

[3]   Nota Inquisitionis n. 171 del marzo 1240

[4] Pericle Maone, Caccuri monastica e feudale, ed. A.G. Mercurio, Portici, 1969, pag. 49, nota n. 1