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Venerdì 22 Marzo 2019

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          NOTIZIE 

ADDIO A TOTO' DE MARCO, UN CARO AMICO

       
CON L'UPMED A CROPALATI E LONGOBUCCO

UN NUOVO SAGGIO DI MAURIZIO MESORACA

     Il FATTO 

           
PARTITUCOLI

LE COSE BUONE DELLA BUONANIMA

 
E SE CI DIRANNO

AUGURI A TUTTI I GATTI  E CHIEDIAMO PERDONO

Montalbano batte Sanremo

 VOTO IN ABRUZZO. LEGA E M5S AL 461,1 DEL 53% DEI VOTANTI;   LA  PALLA A ZINGARETTI          

                                        IL FATTO  

                                           

                                                   PARTITUCOLI

   Spesso mi capita di imbattermi in questo post col quale alcuni amici chiedono di sottoscrivere una petizione per costringere Trenitalia a investire anche nel Sud quei soldi di tutti gli italiani, quindi anche e soprattutto di meridionali che utilizza  per migliorare e potenziare il trasporto pubblico solo al Nord. Con tutto il rispetto, credo che le petizioni possano avere il solo effetto dell'olio per curare una fastidiosa affezione, come insegnavano sarcasticamente i nostri anziani, che per pudore non cito. Un problema gravissimo e odioso come questo creato esclusivamente dall'ingordigia e dalla prepotenza dei governi e dei governanti nordcentrici si risolve solo con la mobilitazione e con la lotta, come insegnavano i politici (veri) della sinistra di una volta, i grandi sindacalisti, i dirigenti delle organizzazioni di massa; con lo sciopero generale, con le grandi manifestazioni di piazza per attirare l'attenzione di politici incapaci e corrotti. 
   Se invece di raccogliere firme che lasciano il tempo che trovano, ogni meridionale iscritto a un partito prendesse di petto il proprio segretario provinciale e regionale, ogni iscritto al sindacato facesse la stessa cosa col segretario regionale del suo sindacato per costringerli a organizzare grandi manifestazioni di protesta nelle piazze meridionali o nella capitale per chiedere il potenziamento delle linee ferroviarie del Mezzogiorno, per chiedere le dimissioni e possibilmente l'allontanamento dalle sedi politiche e istituzionali di ministri che ci raccontano la barzelletta dell'impossibilità di costruire le linee ferroviarie e le strade al Sud perché il terreno è impervio o ci sono i sassi, forse riusciremmo a sensibilizzare o, perlomeno a far capire a questi partiti e a questi governanti che non avranno più i nostri voti per scaldare comode e remunerative poltrone e  per desertificare e far morire il Mezzogiorno. Oggi avremmo bisogno  dei Gullo, dei Di Vittorio, dei Li Causi, dei Colajanni, degli Alinovi, dei Poerio invece ci ritroviamo solo omuncoli che passano le loro giornate nelle federazioni o nei comitati provinciali a tramare imboscate, a distrìbuirsi "micro cariche" e poltroncine, posticini di potere o di sotto potere all'interno di partitelli insignificanti e lontani mille miglia dal sentire della gente e degli elettori e dai loro problemi,  se dicenti dirigenti sempre più divisi dalle loro piccole beghe e dalla loro megalomania da non riuscire più nemmeno a prendere un caffè in due, figuriamoci a mobilitare centinaia di migliaia di persone per far tremare i governi. 

                       LE COSE BUONE DELLA BUONANIMA

 

    L'onorevole Tajani, presidente del Parlamento europeo, in una intervista afferma, come già fece in passato Berlusconi,  che Mussolini, al netto di alcune bazzecole tipo la guerra, le leggi razziali e il delitto Matteotti, peccatucci veniali che gli possiamo tutto sommato perdonare, fece anche cose buone come le strade e le bonifiche. Evidentemente per l'ex militante dell'Unione Monarchia italiana, poi forzitaliota e popolare europeo, l'instaurazione di una feroce dittatura, l'abolizione dei partiti, il carcere e il confino per gli oppositori politici, i campi di concentramento di Ferramonti di Tarsia, di Fossoli e di Bolzano, la persecuzione degli anarchici, degli omosessuali, la tassa sul celibato, l'oro e il rame alla patria, le prepotenze e le ruberie della milizia, la cacciata dalle scuole e dagli uffici di quelli che rifiutavano la lurida tessera del suo partito unico erano cose positive. A questo punto un paese che non fosse ridotto una larva dovrebbe insorgere, così come dovrebbe insorgere l'ectoplasma chiamato partito popolare europeo che fa da contraltare all'altro ectoplama conosciuto come PSE e chiedere a gran voce le sue dimissioni da presidente del Parlamento di una Unione europea nata proprio dalle ceneri del fascismo e del nazismo e per impedire che questi due mostri tornino ad agitare i sonni dei popoli del vecchio continente, ma dubito fortemente che ciò accada. Mala tempora currunt!

                                      E SE CI DIRANNO

E se ci diranno
Che è un gran traditore
Chi difende la gente
Di un altro colore,
Noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara
Fare cose di cui ci dovremmo vergognare,
Noi risponderemo, noi risponderemo
No no no no no no no no no.

Luigi Tenco (1966)

   Nel 1966 il grande Luigi Tenco, che un anno dopo avrebbe rinunciato a vivere in questo schifo di mondo, scrisse questi bellissimi versi  che erano un condensato della cultura della sinistra. Undici anni prima c'era stato il gesto clamoroso di Rosa Park che, rifiutandosi di cedere il posto su un autobus a un bianco, diede inizio a un movimento di protesta che costrinse la Corte Suprema degli USA a dichiarare incostituzionale la segregazione razziale. Nel Su Africa c'era ancora l'apartheid e qualcuno già progettava l'assassinio di Martin Luther King. 
  Purtroppo, a distanza di 53 anni, in questo nostro scombinato paese, cresce l'odio razziale, un paese incapace di risolvere i più elementari problemi e diviso su tutto se la prende con in poveri immigrati, i deboli, i barboni e c'è perfino qualche imbecille che propone di destinare i pullman di Milano ai soli milanesi. Sarò anch'io un traditore, ma difenderò sempre la gente di un altro colori, quelli che vivono sulla strada e quelli che stentano a trovare un tetto e un pasto caldo. 

 

 

                                   ULTIME NOTIZIE  

                                       
22/03/2019

              ADDIO A TOTO' DE MARCO, UN CARO AMICO



    Ho appreso con profonda tristezza la notizia della scomparsa, nella mattinata di oggi, dell'amico Antonio De Marco al quale mi lega un mare di ricordi. Totò, com'era conosciuto dagli amici e dai compaesani, era nato nel 1937 a 30 metri da casa mia. Coetaneo e compagno di giochi e di scuola di mio cugino Saverio Chindamo, frequentò fin da bambino casa mia, sia perché era sempre insieme a mio cugino, sia perché le nostre madri erano legate da un'amicizia d'altri tempi. 
    Dopo un periodo di frequenza in un collegio religioso, torno a Caccuri per un certo periodo, ma non riuscì a completare gli studi per l'assenza di scuole superiori nel nostro paese e per le ristrettezze economiche della famiglia.
Dovendo rispondere alla chiamata di leva, frequentò il corso di sottoufficiale di complemento negli alpini congedandosi col grado di sergente. In quel periodo svolgeva servizio in una caserma di Bolzano per cui, ogni volta che aveva un po' di libera uscita saliva a Merano a far visita a zio Vincenzo nella cui casa  abitavo anch'io. Lo ritrovai poi a San Giovanni in Fiore dove entrambi frequentavamo l'istituto magistrale e dove Totò conseguì l'abilitazione magistrale nel 1967.  Nella sua vita ci fu anche una esperienza di emigrazione in Germania per qualche anno. Dopo il matrimonio si trasferì a Pallagorio e insegnò fino al pensionamento. Fu anche un indimenticabile "Pilato" in una edizione de I Giudei. 
   Totò fu il primo caccurese a partecipare a due programmi radiofonici condotti a Mike Bongiorno in uno dei quali vinse anche una discreta sommetta. Totò, come il padre, l'indimenticabile Pasquale, era una persona amabile, di indole pacifica, amico di tutti e da tutti amato.  Quando muore uno come lui il dolore degli amici è davvero grande. Condoglianza alla famiglia, alla sorella Filomena, a Beatrice e ai parenti tutti. 
Addio, Totò, sei stato un caro amico e una dolce persona. Ti ricorderò per sempre con affetto e commozione. 


15/03/2019

                       CON L'UPMED A CROPALATI E LONGOBUCCO

   Domenica 31 marzo con l'Università popolare del Mediterraneo, nell'ambito dei viaggi di istruzione previsti per l'anno accademico in corso visiteremo la storica cittadina di Cropalati e la splendida Longobucco alla quale mi sento particolarmente legato per averla già visitata due volte e per essere il paese di alcuni mei carissimi amici come i fratelli De Simone e Maria Antonietta Pranteda. Sarà ancora una volta bellissimo visitare, oltre i sontuosi monumenti del paese di Palma e di Re Coremme, il museo dell'artigianato silano e dei tessuti, soprattutto ora che si è ampliato con una sala dedicata al brigantaggio e alla repressione della resistenza anti piemontese nel periodo compreso tra il 861 e il 1870. Sarà altresì un piacere ritrovare il mio amico Mario De Simone, l'infaticabile artefice, insieme alla sua splendida famiglia e agli altri amici longobucchesi, di questo "interessante miracolo didattico - culturale" che vale davvero la pena visitare. Sarà altresì un piacere pranzare nel suggestivo ristorantino nei pressi di piazza Matteotti dove ho già avuto modo di gustare per due volte degli eccellenti manicaretti e tornare nella storica cantina nella quale, la prima volta che ci capitai, con la tradizionale cordialità e ospitalità dei calabresi, mi fu offerto un bicchiere di vino generoso come l'oste che, senza nemmeno conoscermi, si rifiutò di accettare il mio denaro, Ci tornerò volentieri, ma non per bere a sbafo, ma per comprare qualche buona bottiglia da portarmi a casa. 
  Anche per questo ringrazio ancora il presidente Maurizio Mesoraca e gli amici dell'Upmed per questo ennesimo regalo, per queste nuove "perle" che inanelliamo nella "collana" suggestivi e interessanti borghi calabresi che visitiamo periodicamente. 

 15/03/2019

        UN NUOVO SAGGIO DI MAURIZIO MESORACA SU TAJANI E LE COLLUSIONI MAFIA - POLITICA



   E' imminente l'uscita del nuovo libro del mio amico Maurizio Mesoraca, presidente dell'Università popolare del Mediterraneo di Crotone e senatore della Repubblica per due legislature, sulla figura e sull'opera di Diego Tajani, cutrese, avvocato, magistrato negli ultimi decenni del XIX secolo e senatore, uno dei primi politici italiani a denunciare le collusioni tra la mafia e il potere politico che ebbero inizio con l'Unità d'Italia e che si protrassero fino ai giorni nostri. Un libro molto interessante che, anche attraverso la raccolta dei discorsi parlamentari del senatore del Crotonese ricostruisce minuziosamente gli intrecci mafia - apparati dello Stato e le protezioni di prefetti e questori dell'epoca ai mafiosi che convinsero il magistrato Tajani, all'epoca procuratore generale della Corte d'appello di Palermo, dell'inutilità del suo lavoro e a lasciare, nel 1871, la magistratura. Tajani fu poi ministro di grazie e giustizia nei governi Depretis. Il saggio si avvale della presentazione del filosofo e saggista Isaia Sales. 
   Maurizio Mesoraca torna dunque a regalarci un prezioso
strumento per la conoscenza della nostra storia passata e di quella recente, dopo la pubblicazione, qualche anno fa, del saggio "Riprendiamoci il futuro". In bocca al lupo al nostro amico e presidente al quale auguro uno strepitoso successo editoriale. 


08/03/2019

                            ADDIO, IGIDIO



    Igidio Guzzo, uno dei migliori figli di questo paese ci ha lasciato nella notte in punta di piedi, discertamente, quasi con pudore così com'era  vissuto e per questo  godette sempre della stima e dell'affetto di chi lo conobbe e di chi ebbe la fortuna di averlo come amico e concittadino. 
    Ho avuto sempre un rapporto speciale con questo mio parente, figlio di una cugina di mio padre,  che  avvertì sempre forte, ma nel contempo discreto, questo legame.
    Igidio era davvero una persona speciale. Nato e cresciuto a Caccuri, si arruolò nell'Aeronautica militare col grado di sottufficiale. Lo attendeva una brillante carriera ed era stato proposto a un ruolo di grande responsabilità in seno comandi alleati, ma quando si scoprì che la sua era una famiglia di sinistra quest'opportunità gli fu preclusa. Succedeva anche questo cinquant'anni fa. Lasciata l'Aeronautica,
si impigò come dirigente di una grande concessionaria di auto nella quale lavorò fino alla pensione. Da molti anni era tornato a Caccuri dove viveva con la sua splendida compagna, Eli Prada, che lo ha amato intensamente e lo ha accudito amorevolmente fino all'ultimo attimo della sua vita. La camera ardente è stata allestita in una sala adiacente la Chiesa Evangelica di piazza Annunziata nella quale domattina alle 11 sarà celebrato il rito funebre. 
   Grande è la commozione che provo in questo momento di doloree  che voglio condividere con i figli, con il fratello Antonio, con la cara Eli e con tutti i parenti. Addio, Igidio e grazie per avermi stimato e voluto bene. Ti abbraccio

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