<                          Sulla sdraio
                                                                di Peppino Marino
  
   Di questi tempi, col caldo soffocante che ci opprime, non è facile lavorare, non è facile scrivere, spesso non è facile nemmeno pensare. Lo si può fare solo se ci si limita a pensieri brevi, scritti altrettanto stringati, riflessioni fugaci sugli avvenimenti che ci scorrono davanti, magari mentre ce ne stiamo distesi "Sulla sdraio" (chi se lo può permettere)

 

                                              BRACCIA PER L'AGRICOLTURA



   Quando si semina si raccoglie perché, come diceva Frate Indovino, padre Mariangelo da Cerqueto, "Poni il seme e spera in Dio." Lui era un credente, io da laico miscredente spero nella fertilità della terra, nella qualità delle sementi, nei fenomeni atmosferici propizi che poi, se vogliamo, sono anch'essi delle divinità che regolano la vita e il destino degli uomini.
   Quello che vedete in foto è uno dei tanti raccolti quotidiani del mio campicello di Zifarelli frutto del mio lavoro nemmeno molto faticoso, fatto senza l'aiuto di nessuno e con la sola compagnia di cani e gatti. Dei circa 3.200 metri quadri ne coltivo a orto poco meno di 2.000 sufficienti per le provviste per la mia famiglia, per quella di mio figlio e mi resta ancora qualcosa da regalare a qualche amico. Tutto ciò non è poco considerato che più che colture intensive le mie sono estensive (poche piante su vaste superfici con ampi spazi tra i vari solchi per poterci passare con il motocoltivatore e mantenere l'orto pulito. ) Insomma un bel po' di ortaggi prodotti con sole due braccia. Purtroppo la manodopera agricola scarseggia sempre più, così come scarseggiano i contadini. L'agricoltura avrebbe bisogno di più braccia e non se ne trovano. Poi senti parlare certi politici e ti rendi conto di quante potenziali braccia vengono sottratte all'agricoltura con la complicità, a volte persino entusiasta, di questo curioso popolo italiano. 

 

                                                               'U CACCAVU E LE FISCELLE,  DUE DONI GRADITI

     Ringrazio calorosamente  e affettuosamente il mio amico Giovanni Gallo e il figlio Luigi per avermi donato questo bellissimo "Caccavu" e due fiscelle, una per il formaggio e l'altra per la ricotta, oggetti che vanno ad arricchire il nostro museo etnografico di famiglia aperto a tutti gratuitamente, soprattutto alle scolaresche. Guardandolo mi viene da pensare a quante migliaia di ricotte e di forme di pecorino Giovanni e la compianta Maria hanno ricavato dal latte scaldato in questo recipiente, a quante ne hanno contenuto quelle fiscelle prima che i nostri pastori dovettero rinunciare al gregge con l'avvento di una stupida, quanto distruttiva modernità che ha fatto sparire non solo le mandrie, ma anche i maiali e le galline dalle nostre contrade. Così si sono perse eccellenze vere in favore di marchi dop o doc di prodotti meno che mediocri. Il pecorino caccurese, fresco o sotto sale, era inarrivabile, una vera delizia. Quando da fanciullo e andavo a casa di nonno Peppino, amico di zu Giovanni, il nonno del mio amico, che ne aveva sempre qualche forma di scorta l'inebriante odore del pecorino  lo sentivo già appena mettevo piede nel Vincolato e l'acquolina mi allagava la bocca. Ora, incredibilmente, siamo riusciti a far sparire anche una prodotto come questo. Mi è capitato qualche anno fa di sentire un politico vantarsi del fatto che per riprendere la produzione di un formaggio che dovrebbe essere locale, ma che sa più di sego che di formaggio. aveva fatto venire degli esperti da fuori regione, quando sarebbe bastato rivolgersi a gente come Giovanni per imparare davevro come si fa il formnaggio. Peccato, noi calabresi e, soprattutto noi caccuresi, abbiamo una predisposizione naturale all'accettazione della colonizzazione.        

 

                                                                CAMBIATE MESTIERE



    Incredibile! Dopo Franceschini si è svegliato anche Delrio. Adesso alcuni di quelli che in questi ultimi anni si scoprirono renziani di ferro cominciano ad abbandonare la nave e ho l'impressione che man, mano che le fiamme si avvicineranno al corpo centrale della nave il numero dei toipi in fuga aumenterà parecchio. E' nella natura umana; in quella degli italiani poi non ne parliamo. Scoggi non ci troveremmo Salvini "presidente del Consiglio" e padrone dell'Italia; se negli ultimi cinque anni, invece di adeguarvi al pensiero unico del ragazzino di Rignano aveste ascoltato un po' di più la minoranza interna e, soprattutto, i vostri elettori, i vostri militanti,  non avreste regalato milioni di voti ai 5Stelle. La cosa più stupefacente è che quello che dite oggi non lo avete detto nemmeno nelle sedi più adeguate, assemblea e direzione nazionale, alla presenza del principale responsabile di questa catastrofe politica lasciando che lo facesse il povero Cuperlo e qualche altro coraggioso compagno. Perchè non vi siete fatti sentire a tempo debito, la stessa sera che Renzi, già dimissionario, da Fazio mandò a monte un possibile dialogo con i 5 Stelle che ne avrebbe potuto impedire l'ulteriore deriva di destra? Perché avete consentito col vostro silenzio che il governo del Paese finisse in mano a razzisti xenofobi e pericolosi che nascondono dietro l'attacco agli immigrati, ai rom, ai diversi la totale assenza di un progetto politico qualunque e la loro incapacità? Perché non siete insorti contro il principale responsabile della più grande disfatta storica di un partito e che pretendeva di continuare a comandare come se niente fosse successo? Comodo farlo ora che i buoi sono scappati. Ragazzi, fate una cosa: per il bene vostro, del paese e del centro sinistra, cambiate mestiere. 

                           L' HOMO OCCIDENTALIS E LA GIORNATA DELLE MAGLIETTE ROSSE

   "Felicità, un bicchiere di vino con un panino è la felicità" cantava anni fa Albano che, come molti di noi, anzi lui più di noi, può permettersi le due cose e molto di più.  Pe me la versione del cantante pugliese potrebbe subire qualche modifica. Per esempio: "Felicità, un tetto, un piatto di pasta con la bieta costa, un contorno - secondo di fagiolini con pepe, olio, menta e timo, una fetta di pane di segala e un bicchiere di vino è la felicità." Cose semplicissime che ogni essere umano dovrebbe potersi permettere perché la Terra è immensa, è ricca di risorse ed è in grado di sfamarci tutti se solo non ci fossero pochi ingordi che pretendono di prendersi tutto, perfino le briciole affamando miliardi di individui.  A questo pensavo oggi a tavola nella giornata delle "magliette rosse contro le tragedie dei migranti" promossa da Libera di don Ciotti, Arci, Anpi  e Legambiente. Pensavo alle centinaia di case di Caccuri, moltissime chiuse da cinquanta - sessant'anni e che probabilmente non saranno mai più riaperte, alle strade deserte, all'assenza di vita, alle campagne abbandonate dagli anni '50 - '60, con i casolari diroccati, coperte di rovi e erbacce, ai miei Zifarelli nei quali con pochissima fatica mi procuro tutto ciò che mi serve e di più, a quanto sarebbe bello rivedere i nostri paesi affollati di gente, sentire le grida gioiose di bambini che giocano, gente di pelle chiara, scura, gialla che parla il nostro dialetto o la nostra lingua italiana, che spalanca le imposte e fa entrare la luce nelle stanze dove non entra da decenni, che pulisce le nostre campagne, le libera dai rovi, ripara le antiche infrastrutture, coltiva la terra e produce ogni ben di dio; pensavo a quei poveri corpicini vestiti di rosso galleggiare inerti sulle onde, a quella povera gente ammassata come animali sui barconi della morte, alla canea urlante contro di loro ( 'u cane muzzica allu rrazzatu, recita un nostro antico adagio); pensavo alla crudeltà e alla stupidità dell'uomo, anzi dell'"Homo occidentalis in scarpe adidas, in bagno badedas e in vino veritas" come ha scritto argutamente qualcuno.  Si, sono contento di essere un comunista, anche se la cosa potrà spiacere a qualche mio amico. 

                                                        Minestrone di verdure e di parole



   
E venne il giorno del raccolto perché quando si semina si raccoglie  e la Madre terra restituisce sempre moltiplicati per mille, il sudore e la fatica, perchè essa ci ama e ci nutre
se anche noi l'amiamo e la curiamo. La nostra terra di Calabria, poi, proprio per tutto quello che ha subito nei millenni, sia per colpa degli uomini, sia per cause naturali, va amata, protetta e rispettata ancor di più. Amarla significa non lasciarla, non abbandonarla al degrado, prevenirne i dissesti, curarne le ferite, coltivarla perché se la coltivi ti ripaga e ti ripaga ampiamente. Fa davvero pena, girando per le nostre contrade in auto o a piedi vedere tanta terra abbandonata, ricoperta di rovi ed erbacce, a volte anche di ciarpame là dove un tempo c'erano orti e piante rigoliose cariche di frutti che sfamavano intere tribù di calabresi.
   Comunque bando alle malinconie! Oggi è tempo di raccolto e il raccolto porta l'abbondanza, la gioia, l'allegria e, ovviamente, nuova fatica perché bisogna provvedere alla conservazione del prodotto in modo naturale, senza conservanti,  secondo le sane tecniche delle nostre nonne che di queste cose ne sapevano più e meglio della moderna industria conserviera.  Comunque, ogni giorno non ci priviamo certamente del piacere di consumarne una parte di verdure fresche, appena raccolte, "dal produttore al produttore consumatore" prima che i sapori si volatilizzino e le vitamine e la clorofilla si degradino. E poi verdure come queste, ve lo dico in un orecchio, oltre che alla salute, credetemi, fanno bene anche al portafoglio il che davvero non guasta. 


                                                      
                                                                           
La Calabria che intraprende



     A volte, entrando in un supermercato per fare la spesa mii capita di scoprire qualche nuovo prodotto calabrese come questa gustosa bibita al caffè  di un'azienda di Dipignano che, fra l'altro, è il paese dei miei antenati Marino. Ogni volta scoperte come queste mi esaltano, non per campanilismo o provincialismo come quello di chi vanta sempre le cose della sua terra e disprezza quelle degli altri, ma perché fiammelle come queste stanno a indicare che sotto la cenere dell'abbandono, del degrado, dell'emigrazione disperata alla ricerca di un lavoro cova ancora la capacità e la voglia di questa terra di riscattarsi, di produrre, di vivere e far vivere. In questa regione così tanto bistrattata abbiamo fior di aziende che, tra mille difficoltà, carenza di infrastrutture, balzelli tra i più esosi della penisola, producono eccellenze che si fanno apprezzare in Europa e nel mondo, persino brevetti. Chi ha detto che non abbiamo la cultura del lavoro e capacità imprenditoriali? Abbiamo bisogno disperato di infrastrutture moderne ed efficienti, non di rimbrotti o di buoni consigli. 

                                                                'N'ata vota?



   C'è un via vai di medici in questi ultimi giorni al capezzale del moribondo PD, una cosa che non s’era mai vista dai tempi di Pinocchio. Molti di loro sono i responsabili della distruzione della sinistra, dello screditamento delle idee, dei programmi, degli stessi leader eredi del PCI di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer, quelli che convinsero geni politici come Fassino, come Veltroni, come Bersani e tanti altri ancora a dar vita a questo pseudo partito che oggi loro stessi vogliono liquidare. Un'operazione iniziata con la trasformazione del PDS, in DS, imbarcando i primi trojan che, installati i loro virus, sparirono dopo qualche mese dopo essersi assicurati, ovviamente, la loro bella poltrona in parlamento e la loro "pensioncina" alla faccia di chi in quel partito ci aveva militato da decenni dando tutto senza nulla chiedere. Poi vennero i Prodi, i Rutelli, i Parise, i Polito che convinsero i dirigenti e molti militanti dei DS a suicidarsi, a sciogliere il loro partito per fondarne uno nuovo assieme a loro e quei fresconi lo fecero per davvero, solo che loro ci misero la carne e i Prodi e i Rutelli lo spiedo (Caru cumpari, romane te mmitu, tu porta 'a carne ca io portu 'u spitu, portate 'u pane ca 'u mio è mucatu, portate ‘u vinu ca 'u mio è acitu, caru cumpare, domane te mmitu). Così si chiuse il sipario su 86 anni di lotte, sacrifici, sangue versato, sconfitte, ma anche vittore esaltanti, Resistenza, Repubblica, Costituzione, conquiste come la terra strappata al latifondo, statuto dei lavoratori, diritti civili, gabbie salariali e diventammo tutti liberali e liberisti. Compiuta la missione i Rutelli, i Prodi e tanti altri furbacchioni se la filarono con diversi pretesti. A quel punto qualche altro genio s'inventò le primarie aperte. Ora la breccia nelle mura era abbastanza larga e si poté introdurre il cavallo. Il resto è storia recente: si cominciò a smantellare i diritti dei lavoratori a partire dallo Statuto, a umiliare e cacciare dai luoghi di lavoro il sindacato, anche con l'avallo di qualche sindacato giallo, a umiliare gli insegnanti, a devastare la scuola pubblica con riforme assurde per favorire quella privata, a colpire i lavoratori della sanità, a chiudere o ridimensionare ospedali e luoghi di cura pubblici, ad abbandonare le periferie al loro degrado, a precarizzare sempre più il lavoro, insomma a picconare giorno dopo giorno tutto ciò che il PCI e le altre forze di sinistra avevano faticosamente costruito in quasi un secolo di fatica e di sudore. Il tutto, ovviamente, in nome della modernità, del nuovo che avanza, del mondo globalizzato e bestialità del genere come se, a parte il progresso tecnologico, fosse davvero cambiato qualcosa nel rapporto padroni - lavoratori, sfruttati - sfruttatori dai tempi di Menenio Agrippa o dal 1848 e del manifesto di Marx. Da qui i brillanti risultati che la creatura prodiana, fassiniana, veltroniana e poi renziana in questi ultimi cinque anni che, come hanno fatto acutamente osservare molti commentatori dopo il crollo delle ultime roccaforti rosse.
   Completata l'opera ecco che il "Professore", così come l'ultimo arrivato Calenda, torna a farsi vivo e a consigliarci di sciogliere quel che rimane del PD e  fondare un altro partito come quello del quale stiamo celebrando le esequie. Professore, per favore, si faccia gli affari suoi, lasci stare, forse potremmo fare da soli. Che c'entra lei con la sinistra e la sua storia? Veda, se ci riesce, magari di rifondare la Democrazia cristiana, a rifondare la sinistra vogliamo provarci da soli. Grazie.

 

 

                                                              Mondo cane!


      Questo è il raccolto giornaliero di un'estate balorda come non si ricorda a memoria d'uomo. Non era mai successo che si arrivasse al 24 giugno senza mai innaffiare l'orto, né che di questi tempi, alle 11 del mattino, si registrassero 17 gradi. Oramai, alla faccia della desertificazione che dovrebbe sempre più spostarsi a latitudini maggiori, in Calabria il clima somiglia più a quello della Svizzera o dell'alto Adige che a quello di una regione nel cuore del Mediterraneo e a due passi dall'Africa; questo d'estate, d'inverno, invece, a quello di una regione equatoriale. Per tutta la primavera e per questi primi giorni d'estate, il sole non si è mai visto , le piante non crescono e i raccolti sono scarsi. Rispetto a cinquant'anni fa il clima è completamente cambiato, forse per cause naturali, ma molto più probabilmente per colpa dell'effetto serra, ma questo non è servito a far ragionare i politici e i padroni del mondo che, invece di segregare i petrolieri, chiudono nelle gabbie poveri bambini colpevoli solo di essere figli di povera gente che cerca un pezzo di pane in una terra diversa dalla sua. Mondo  nfame!

 

                                                                           In letargo

 

     Il letargo è “una forma di vita latente” dovuta a influenze climatiche sull’organismo di alcuni vertebrati. Durante i mesi più freddi dell’anno, insomma, ghiri, marmotte, ghiri, criceti, puzzole e altri animali cadono in un sonno profondo per risvegliarsi a primavera.  Al contrario di questi animali, vi sono alcune specie che vanno in letargo a primavera, ma non si sa quando e se si sveglieranno mai. Si tratta di alcune associazioni tra persone accomunate da una medesima finalità politica chiamati partiti i cui membri dovrebbero avere una visione comune su questioni fondamentali della gestione dello Stato, ma nelle quali, o comanda un gruppo ristretto di soggetti (in alcuni casi uno solo, il più incapace) o comandano (o meglio vorrebbero comandare) tutti col risultato di contare quanto il due di briscola.
    Tra quelli entrati in letargo immediatamente dopo il 4 marzo, figurano il PD, altrimenti detto Partito democratico e Leu, conosciuto come liberi e uguali di andare ognuno per conto proprio. Il PD non ha ancora fatto un’analisi seria del voto, anzi delle decine, centinaia di voti che lo hanno visto sparire nelle regioni, nelle amministrazioni delle grandi città, di piccoli comuni, perdere rovinosamente un referendum su una proposta di riforma cretina e truffaldina della Costituzione, perdere centinaia di miglia di iscritti, milioni di voti; l’unica cosa che ha saputo fare in quasi quattro mesi, è stato l’auto condannarsi all’ininfluenza, all’inutilità per volere del segretario della disfatta e del suo vice come dei qualsiasi grillini dispettosi con Bersani. Per il resto, mentre Salvini imperversa, chiude i porti, minaccia di schedare i rom, di togliere la scorta a Saviano, promette l’ennesimo condono fiscale ai ladri di stato, non sappiamo cosa il PD farà da grande. Stessa cosa per LEU. Quando vidi per la prima volta il simbolo col nome di Grasso espressi le mie perplessità anche su queste pagine, sia sulla moda abusata di personalizzare un partito che dovrebbe essere il partito di tutti e non di un capo, sia su Grasso politico. Qualche amico mi chiese di pazientare perché per il momento si trattava di una lista elettorale e che subito dopo il 4 marzo si sarebbe dato vita a un partito vero. Ci ho creduto, ho votato Leu, ma ancora non vedo questo partito nuovo, né qualcuno si è preso la briga di contattarmi o informarmi sul futuro di questo ennesimo raggruppamento della sinistra. Che Iddio ce la mandi buona!

 

 

Merica bella, chi te vo' lassare, ventiquattr'anni quattrucentu lire

 



    Scusate, ragazzi, ma questo sarebbe un paese civile? La patria della democrazia e della libertà? Quel paese, quella cultura, che ci sforziamo di scimmiottare 25 ore su 24 o forse anche 30 su 24? Ma per favore!!!!!!

 

 

                                                               CERTI  MOMENTI INTEGRALISTI

 



   Tutti presi a seguire le contorte vicende che poi hanno portato alla nascita del governo Conte, pardon, Salvini, ai nostrani integralisti religiosi in servizio permanente effettivo è sfuggita una notizia sensazionale. Il 25 maggio scorso, la cattolicissima Irlanda, con un referendum votato dalla stragrande maggioranza (66,4%)  dei cattolicissimi irlandesi ha abrogato una norma costituzionale che vietava l'aborto e prevedeva una Pena fino a 14 anni di carcere per chi aiutava una donna ad abortire. L'Irlanda era uno dei pochissimi paesi al mondo nei quali l'interruzione volontaria di gravidanza,  anche in caso di stupro, era ancora vietata e perseguita penalmente quando perfino in alcuni paesi musulmani è consentita. Il fatto che un paese cattolico al di là di qualsiasi ragionevole dubbio abbia adottato questa decisione la dice lunga sul grado di arretratezza, di bigottismo e intolleranza di certi nostri connazionali che continuano a osteggiare una legge da  approvata quarant'anni fa e confermata dal corpo elettorale con una maggioranza bulgara, esercitando forti pressioni psicologiche sul personale sanitario non obiettore  nelle strutture pubbliche in molte delle quali, infatti, oggi è di fatto impossibile fruire di prestazioni previste da una legge dello stato. Se poi, qualcuno come Zingaretti fa un bando per reclutare medici non obiettori per garantire un diritto previsto dalla legge, ripartono le crociate. Aveva davvero ragione Pierangelo Bertoli: in certi momenti il cervello non sa più pensare, ma sarebbe ora che i laici trovassero il coraggio di dire: "Mo basta,  negli ospedali pubblici si applicano le leggi dello Stato e magari cominciare a denunciare i responsabili per rifiuto di assistenza e di atti d'ufficio." 

 

                                     Conte - Renzi: primo round all'uomo di Rignano

   Parte male il Presidnete del Consiglio se riesce addirittura a far simpatizzare uno come me per uno come Renzi. Non conosco i retroscena e non so cosa abbia originato la battuta del capo del governo, ma, mi pare sia una battiuta infelice. A me personalmente fa venire in mente quei signori che ti sparano sul viso un "lei non sa chi sono io", anche se magari le sue intenzioni non erano queste. Questa mania dello sbatterti in faccia il titolo accademico oggi è diffusissima e cresce a vista d'occhio più crescono le lauree che, come diceva  Renato Fucini, così come un sigaro (oggi magari una sigaretta) non si negano a nessuno. In sostanza il professore Conte ha tenuto a precisare di non essere collega di Renzi in quanto quest'ultimo, non è professore come lui facendo, a mio giudizio, una figura barbina quando il rottamatore rottamato, del quale si può dire tutto, ma non che sia fesso, gli ha spiegato che effettivamente sono colleghi in quanto entrambi sono diventati premier senza essere stati eletti, prendendo così due piccioni con una fava: dare dell'"abusivo" al nuovo capo delò governo e ridicolizzare i proclami e lì'incoerenza dei populisti che da anni ci ripetono che solo chi è eletto dal popolo può legittimamente governare. Il primo round mi pare nettamente a favore dell'uomo di Rignano. 

                                                   Un'eccellente pitta cu' maiu

          

   Voglio complimentarmi con Luigi Antonio Rao e Giusy Sellaro per l'eccellente pitta cu' maiu che producono nel loro forno e che si può trovare anche al supermercato. Mangiata con la mia soppressata (produzione familiare non in commercio) è una cosa che, come disse Dante, "intender non lo può chi non lo prova". 
   La pitta cu' maiù è una nostra eccellenza, una specialità che andrebbe protetta con un marchio DOP, un pane che delizia il palato,
a condizioni che sia fatta con arte, con una buona percentuale di fiore di sambuco nell'impasto e cotta alla perfezione, altrimenti diventa un oltraggio alla nostra cultura, alle nostre nonne e al nostro palato. Quella di Luigi Antonio Rao ha tutti le qualità che ho trovato raramente in altre pitte comprate in giro e che la rende eccezionale. Complimenti davvero, ragazzi.

                                                   Saggezza animale

                                                 

Filastrocca della bestia umana 

Filastrocca della vecchia Terra
per gli animali che non fan più la guerra.
da molto tempo il cane e il gatto
han stipulato un curioso patto
che, alla luce dell’esperienza,
rende piacevole la convivenza:
più non s’azzuffano, sono felici,
vivono in pace e da buoni amici
ed alla vecchia aggressività
han preferito la solidarietà.


     Quando una decina di anni fa scrissi questa prima strofa di una filastrocca sul tema della pace nel mondo avevo osservato da tempo che gli animali avevano cessato di farsi la guerra, ma non avevo mai immaginato che un giorno avrei  assistito al bacio tra un cane e una gatta e sarei riuscito addirittura a fotografarlo fortuitamente dato che gli animali sono restii a mettersi in posa e a soddisfare le esigenze del fotografo. Oggi Lampo e Nerina si sono scambiati una serie di teneri baci, che purtroppo non sono riuscito a fotografare come avrei voluto perché con il cellulare è difficoltoso e ferraginoso fare una foto. 
  Al di là del risultato, però, le effusioni tra i miei due amici, esponenti di due razze che si sono fatte la guerra per secoli, mi ha fatto riflettere ancora una volta sulla stupidità dei moderni guerrafondai che dalla Palestina al Medio Oriente, all'Africa, a tante altre aree del pianeta continuano a sterminare vite umane e a seminare odio a piene mani per avidità, malvagità, sete di potere, megalomania. Sarebbe finalmente ora che le persone normali, equilibrate, oneste, sagge  e pacifiche facessero sentire forte la loro voce e la loro condanna per simili spregevoli individui. 

                                                      Nel cuore del Mediterraneo

    
  
    Ieri, tra esami clinici e presentazione di libri ci siamo concessi qualche ora di relax nel nostro capoluogo di provincia, la splendida Crotone. una città che resiste eroicamente agli oltraggi di governi, di amministratori locali,
di imprenditori e di classi dirigenti locali e che, nonostante il degrado al quale l'ha condannata la delocalizzazione industriale, l'indifferenza dei governi e l'insipienza dei nuovi politici, conserva ancora un minimo di vitalità e tutti interi il suo fascino, la sua bellezza, i suoi retaggi culturali. 
   Dopo un pranzo a base di pesce alla Montalbano, cucinato benissimo e una bottiglia di Phemina, un vino bianco di Cirò al quale
quello che si scolavano sull'Olimpo gli fa un baffo,  abbiamo visitato lo stupendo parco archeologico di Capo colonna. un tempo sede del famoso tempio di Hera Lacinia distrutto nel XVI secolo dalla protervia e dall'avidità di un religioso del tempo.  Una quarantina di anni fa ricordo che c'erano solo l'unica colonna sfuggita alla furia "iconoclasta", il faro e la chiesetta della Madonna nera; ora è tutto un affiorare di resti di un insediamento urbano che doveva essere molto esteso e molti altri ne potrebbero affiorare nei prossimi mesi e anni nei  30 ettari adibiti a scavi. Il tutto a pochi passi dallo Ionio, nella Calabria cuore del Mediterraneo e culla della Magna Graecia, nella città di Pitagora, di milone, di Alcmeone, di Rino Gaetano, di Warner Bencivegna, di Lino Patruno, di Sergio Cammariere. 

                                                          
Deliziosi fiori     



   Questa volta è stata mia moglie a dare libero sfogo alla fantasia in cucina e a preparare questo sontuoso piatto dal gusto eccezionale. Oggi, dopo una squisita pasta con le alici preparata per pranzo, per cena si è inventata un vero e proprio capolavoro culinario, un piatto nel quale i sapori si fondono piacevolmente, che sazia, soddisfa il palato e si presenta accattivante e gradevole con i suoi colori vivi, ma non sgargianti.
  Io l'ho ribattezzato "Fiori di castagna all'ananas e alla ciliegia" perchè gli ingredienti principali sono questi tre, oltre alla marmellata biologica di Zifarelli, La preparazione è molto semplice: si preparano delle crepes di farina di castagna sulle quali si stende un velo (giusto un velo)  di marmellata di mele e si guarnisce con rondelle di ananas sciroppato e ciliegie. Una vera delizia!

 

                                                                           Quegli oscurantisti dei Borbone

            

      Anno del Signore 1858: un sovrano oscurantista, reazionario, sanguinario dal quale fortunatamente ci liberarono le generose e gloriose camicie rosse di Garibaldi e gli eroici Cialdini, Pallavicini, Fumel, Negri, Lamarmora, emana un decreto "per promuovere e sostenere il servizio della vaccinazione" ritenuta una pratica utile per tutelare la salute dei cittadini.
    Anno del rosatellum 2018: gli estensori del contratto del governo che dovrebbe nascere nei prossimi giorni, si preoccupano di venire incontro alle istanze dei no vax.  Dal che si deduce senza ombra di dubbio quanto oscurantisti,  fossero i Borbone.  

 

                                      Una massima  ptariottico - democristiana

    

   Bellissima questa massima democristiana scolpita nel marmo alla base del monumento ai fratelli Bandiera e ai loro compagni in località Stragola ai confini dei territori di Castelsilano e di San Giovanni in Fiore dove i membri della spedizione sovversiva furono catturati dalla Guardia urbana di San Giovanni il pomeriggio del 19 giugno del 1844.  Che si tratti di una massima democristiana non ci sono dubbi: lo confermano lo scudo crociato sopra e la "firma" "DC" in basso a destra.
   Impressionante la quantità di scudi crociati che si trovavano negli anni 50 e 60 sui parapetti delle strade, su manufatti dell'OVS, sui ruderi dei fabbricati rurali del famoso piano verde fanfaniano, sugli acquedotti rurali, come se tutto appartenesse a quel partito come la roba di Mazzarò. All'epoca, infatti, l'identificazione partito - stato era fortissima, così come lo era stata fino a vent'anni  prima per cui i militanti democristiani pensavano che tutte le opere che veniovano realizzate, non le realizzava lo stato, ma la DC e ci imprimevano il marchio di fabbrica.  
   

                                               Il contratto di governo

 


  
“Stallo”, “Scontro”, “Alto rischio politico, bassa resa”, “C’è bisogno ancora di tempo”, “Si parla di programmi non di nomi”, “Le distanze restano: questi sono i titoli che si leggono sui giornali due mesi e mezzo dopo le lezioni del 4 marzo quando abbiamo votato con una geniale legge elettorale  o porcata bis, fate voi,  frutto dell’ingegno italico e dopo settimane di estenuanti quanto infruttuose trattative tra due partiti duri e puri, con programmi inconciliabili, diversi, refrattari ai compromessi, votati al solo, esclusivo, interesse dei cittadini e che vogliono farci credere di scrivere addirittura la storia e di fondare la terza repubblica.
   In realtà, come ripetono da giorni, stanno solo cercando disperatamente di scrivere un contratto di governo che, giorno dopo giorno, assomiglia maledettamente al famoso contratto della bellissima commedia di Eduardo De Filippo nella quale Geronta Sebezio assicura di resuscitare i morti, solo se sono veramente amati dai parenti, ma che non riesce a resuscitarne mai perché c’è sempre qualche parente che por motivi di interesse non ama il defunto.  
   La sola cosa che sono riusciti a fare è chiedere tempo e farne perdere a Mattarella e ai giornalisti italiani, senza cavare un ragno dal buco.  Ora ci dicono che il contratto, che a quanto pare è ancora da scrivere, né si sa se sarà mai scritto, sarà votato on line, ma forse anche col televoto, chissà?
   Quanta nostalgia per i bei tempi quando i contratti si firmavano da Vespa!

                                                              La Storia

   Ieri abbiamo appreso che l'onorevole Di Maio in questi giorni è impegnato, assieme all'onorevole Salvini, a scrivere nientemeno che la Storia. La notizia, arrivata in paradiso dove si era formato un crocchio con Einaudi, Nitti, Saragat, Togliatti, Calamandrei, De Gasperi, Moro, Gramsci ha provocato una serie di irrefrenabili risate tra gli astanti e una serie di battute sarcastiche di Giancarlo Pajetta, mentre Orlando (Vittorio Emanuele, non il ministro della Giustizia), Giolitti e Croce se ne stavano impassibili.
  Onorevole Di Maio, lasci perdere, si occupi d'altro, cerchi di fare un governo, magari: la storia, quella vera, l'hanno già scritta questi uomini. 


                                                    'U ventu 'e re sazizze



   "Sazizze e suppressate hannu 'e pijare 'u ventu 'e maiu"  ammonivano le nostre bisnonne eredi della tradizione bruzia, intendendo che devono rimanere appese "alla pertica" in un luogo fresco, asciutto e areato, visto che le case "cu' lu focularu appicciatu e le chjiancatu 'e tavule" non  estistono più, almeno fino a maggio che poi è il mese nel quale "canta lu cuculu e lu salatu se mancia cruru." Noi, memori del loro insegnameno e della loro esperienza che affondava le radici mei millenni, abbiamo aspettato fino a oggi " pe' le spicare" e metterle sotto vuoto con l'apposita macchinetta dal momento che non abbiamo più  'u casciune ''e ru granu sotto il quale si conservavano una volta, anzi, per dirla tutta, non abbiamo più nemmeno il nostro eccellente grano e importiamo quello col glisofato. Assieme alle sazizze e alle suppressate, quelle vere, quelle bruzie autentiche, bianche col pepe nero, abbiamo spicatu anche la nduja fatta in casa che non sarà quella di Spilinga, ma è pur sempre una nduja caccurese. E stasera 'u provaturu con suppressata, nduja,  'na pitticella cu' maju caura, caura e qualche bicchiere di  rosso di Zifarelli. 


                                                         
Mobilità condivisa ed ecologica

   Eccoci finalmente a casa dopo otto giorni trascorsi a Roma. Non è stata una gita di piacere, tutt'altro. abbiamo trascorso una brutta settimana, una settimana di ansia e di paura, poi, finalmente la situazione ha cominciato a volgere in positivo e allora mi sono concesso anche un giro per la città a bordo di questa meravigliosa auto elettrica, un servizio di mobilità condiviso che utilizza questi mini vettori che si possono noleggiare dopo aver scaricato un'app ed essersi iscritti al servizio, inserendo le generalità, i dati della propria patente e la carta di credito abilitata a operare on line con il codice di sicurezza. A questo punto basta aprire l'app e cercare un'auto disponibile parcheggiata nel luogo più vicino al quale ci si trova. Cliccando sull'icona la si prenota e da quel momento si hanno a disposizione 18 minuti per salire a bordo. arrivati all'automobilina, sempre dall'app si apre la portiera, si sale a bordo e si parte. La guida è facile e sicura, il motore è silenzioso e non inquinante per cui questo giocattolino piò circolare nei centri storici, nelle zone a traffico limitato, praticamente dappertutto. E' facile da parcheggiare e a fine corsa la si lascia tranquillamente nel luogo dove ci si trova, anche nelle strisce blu senza dover pagare il parcheggio. Si scende, si aspetta che il dispositivo automatico blocchi le portiere e si va par la propria strada senza preoccupazioni. Il costo della corsa si aggira intorno a 22 centesimi al minuto, molto meno di un tax, poco più di un bus. L'auto resterà nel luogo dove la si lascia fin quando non servirà a qualcun altro.
    L'autonomia dorebbe avvicinarsi ai 100 km. Insomma il mezzo ideale per spostarsi nelle nostre città senza problemi, senza impazzire per trovare un parcheggio dal momento che le piccole dimensioni
consentono di infilarla in spazi ristrettissimi e senza riempirle di smog. Diomenticavo un particolare importante: l'auto ha un navigatore gps incorporato, la radio e l'aria condizionata.  
   Il giorno in cui questo tipo di servizio diverrà predominante, potremo finalmente respirare aria pulita,
ridurre l'inquinamento acustico e goderci le bellezze delle nostre stupende città d'arte.  


                                              
BELLA????? CIAO!

   Succede anche questo: il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazi – fascismo per merito
di migliaia di partigiani che, supplendo all’assenza dello Stato, di una monarchia imbelle e 
fellone, di gerarchie militari che vigliaccamente erano fuggite precipitosamente in cerca di
protezione sotto l’ala degli alleati che se ne stavano calmi e tranquilli nel Mezzogiorno
occupato prendendosela comoda e aspettando che, come a Stalingrado, qualcuno togliesse
loro le castagne dal fuoco, rischiando la loro vita, spesso perdendola nei combattimenti o
impiccati o fucilati dai boia nazisti e dai repubblichini, cacciarono dal Paese gli aguzzini di
Hitler, molte bande sparse per la Penisola, incredibilmente si rifiutano o hanno l’ordine di
non eseguire Bella ciao, il canto che infondeva speranza, fiducia e coraggio ai patrioti,
quelli veri, gli unici, assieme ai resistenti meridionali, conosciuti come briganti,  che questo
bislacco paese abbia avuto. Pare che gli autori di questa bella pensata trovino, (udite,
udite!) questo canto divisivo, forse non gradito ai nipotini del fascismo che magari
avrebbero preferito la più unificante Sagra di Giarabub o Il miracolo della lana.  
Benissimo, i partigiani sacrificarono la loro vita e la loro giovinezza anche per far sì che
nessuno possa essere obbligato a fare qualcosa contro la sua volontà e se una banda o
un sindaco ritengono di non dovere eseguire o non fare eseguire un brano secondo loro
divisivo ne hanno tutto il diritto, così come i cittadini che da quel canto si sentono
rappresentati hanno tutto il diritto di  ignorare  e mandare deserti in futuro tutti i concerti di
queste bande e gli elettori il dovere di non votare più certi sindaci.


                

                                                              

   In Italia abbiamo un sacco di emergenze, anzi possiamo dire che siamo eternamente in emergenza e che non sappiamo vivere senza. Il guaio è che sono talmente tante e tutte gravissime che non riusciamo mai a stabilire qual è effettivamente quella da affrontare, così, come il famoso asino di Buridano, ce ne stiamo a pensare sul che fare finendo per non far niente. Certo, c’è l’emergenza sanità, l’emergenza lavoro, l’emergenza casa, l’emergenza immigrati, l’emergenza renziani, ma a giudicare da un articolo comparso stamane su un noto giornale  on line, ma anche dai tanti quiz che le televisioni ci propinano quotidianamente, oggi la vera emergenza è l’ignoranza che inizia  con la "i" come “impresa, inglese e internet”, la geniale intuizioni  dei nostri governanti e dei loro pedagogisti di fiducia che avrebbero dovuto fare degli italiani dei veri e propri geni da piazzare dietro una tastiera di un call center. 
   Nell’articolo in questione si legge che a Milano, la città nella quale il 25 aprile del 1945 entrarono trionfanti le formazioni partigiane che avevano sconfitto i nazi – fascisti e liberato l’Alta Italia, la città di piazzale Loreto con tutte le polemiche che ne conseguirono, su 39 intervistati solo 7 sapevano cosa si celebra oggi, mentre altri davano risposte sbagliate tipo la festa della Repubblica, la liberazione dell’Italia dal dominio austriaco o confessavano candidamente di non averne la più pallida idea. Questo in un paese che  non è tra i primissimi posti in Europa per numero di laureati, ma che ne ha comunque una buona percentuale e di quelli che in occasione di qualche polemica ti gettano in faccia la loro bella laurea che dovrebbe aprire loro tutte le porte chiudendole contemporaneamente ai diplomati sprovvisti del prestigioso titolo e della corona di alloro che, come si sa, infondono miracolosamente la scienza e la sapienza. Non conoscere la storia del proprio paese, soprattutto quella dell’ultimo secolo è una cosa gravissima, una cosa che ci rende cittadini di serie C.  Io prima di consegnare loro il certificato elettorale li costringerei a sottoporsi a un esame di storia  e di educazione civica, dopo di che li lascerei  liberi di votare per chi vogliono, ma almeno con cognizione di causa.