<                          Sulla sdraio
                                                                di Peppino Marino
  
   Di questi tempi, col caldo soffocante che ci opprime, non è facile lavorare, non è facile scrivere, spesso non è facile nemmeno pensare. Lo si può fare solo se ci si limita a pensieri brevi, scritti altrettanto stringati, riflessioni fugaci sugli avvenimenti che ci scorrono davanti, magari mentre ce ne stiamo distesi "Sulla sdraio" (chi se lo può permettere)


                                                                                 

                                                 Deliziosi fiori                 



   Questa volta è stata mia moglie a dare libero sfogo alla fantasia in cucina e a preparare questo sontuoso piatto dal gusto eccezionale. Oggi, dopo una squisita pasta con le alici preparata per pranzo, per cena si è inventata un vero e proprio capolavoro culinario, un piatto nel quale i sapori si fondono piacevolmente, che sazia, soddisfa il palato e si presenta accattivante e gradevole con i suoi colori vivi, ma non sgargianti.
  Io l'ho ribattezzato "Fiori di castagna all'ananas e alla ciliegia" perchè gli ingredienti principali sono questi tre, oltre alla marmellata biologica di Zifarelli, La preparazione è molto semplice: si preparano delle crepes di farina di castagna sulle quali si stende un velo (giusto un velo)  di marmellata di mele e si guarnisce con rondelle di ananas sciroppato e ciliegie. Una vera delizia!

 

                                                                           Quegli oscurantisti dei Borbone

            

      Anno del Signore 1858: un sovrano oscurantista, reazionario, sanguinario dal quale fortunatamente ci liberarono le generose e gloriose camicie rosse di Garibaldi e gli eroici Cialdini, Pallavicini, Fumel, Negri, Lamarmora, emana un decreto "per promuovere e sostenere il servizio della vaccinazione" ritenuta una pratica utile per tutelare la salute dei cittadini.
    Anno del rosatellum 2018: gli estensori del contratto del governo che dovrebbe nascere nei prossimi giorni, si preoccupano di venire incontro alle istanze dei no vax.  Dal che si deduce senza ombra di dubbio quanto oscurantisti,  fossero i Borbone.  

 

                                      Una massima  ptariottico - democristiana

    

   Bellissima questa massima democristiana scolpita nel marmo alla base del monumento ai fratelli Bandiera e ai loro compagni in località Stragola ai confini dei territori di Castelsilano e di San Giovanni in Fiore dove i membri della spedizione sovversiva furono catturati dalla Guardia urbana di San Giovanni il pomeriggio del 19 giugno del 1844.  Che si tratti di una massima democristiana non ci sono dubbi: lo confermano lo scudo crociato sopra e la "firma" "DC" in basso a destra.
   Impressionante la quantità di scudi crociati che si trovavano negli anni 50 e 60 sui parapetti delle strade, su manufatti dell'OVS, sui ruderi dei fabbricati rurali del famoso piano verde fanfaniano, sugli acquedotti rurali, come se tutto appartenesse a quel partito come la roba di Mazzarò. All'epoca, infatti, l'identificazione partito - stato era fortissima, così come lo era stata fino a vent'anni  prima per cui i militanti democristiani pensavano che tutte le opere che veniovano realizzate, non le realizzava lo stato, ma la DC e ci imprimevano il marchio di fabbrica.  
   

                                               Il contratto di governo

 


  
“Stallo”, “Scontro”, “Alto rischio politico, bassa resa”, “C’è bisogno ancora di tempo”, “Si parla di programmi non di nomi”, “Le distanze restano: questi sono i titoli che si leggono sui giornali due mesi e mezzo dopo le lezioni del 4 marzo quando abbiamo votato con una geniale legge elettorale  o porcata bis, fate voi,  frutto dell’ingegno italico e dopo settimane di estenuanti quanto infruttuose trattative tra due partiti duri e puri, con programmi inconciliabili, diversi, refrattari ai compromessi, votati al solo, esclusivo, interesse dei cittadini e che vogliono farci credere di scrivere addirittura la storia e di fondare la terza repubblica.
   In realtà, come ripetono da giorni, stanno solo cercando disperatamente di scrivere un contratto di governo che, giorno dopo giorno, assomiglia maledettamente al famoso contratto della bellissima commedia di Eduardo De Filippo nella quale Geronta Sebezio assicura di resuscitare i morti, solo se sono veramente amati dai parenti, ma che non riesce a resuscitarne mai perché c’è sempre qualche parente che por motivi di interesse non ama il defunto.  
   La sola cosa che sono riusciti a fare è chiedere tempo e farne perdere a Mattarella e ai giornalisti italiani, senza cavare un ragno dal buco.  Ora ci dicono che il contratto, che a quanto pare è ancora da scrivere, né si sa se sarà mai scritto, sarà votato on line, ma forse anche col televoto, chissà?
   Quanta nostalgia per i bei tempi quando i contratti si firmavano da Vespa!

                                                              La Storia

   Ieri abbiamo appreso che l'onorevole Di Maio in questi giorni è impegnato, assieme all'onorevole Salvini, a scrivere nientemeno che la Storia. La notizia, arrivata in paradiso dove si era formato un crocchio con Einaudi, Nitti, Saragat, Togliatti, Calamandrei, De Gasperi, Moro, Gramsci ha provocato una serie di irrefrenabili risate tra gli astanti e una serie di battute sarcastiche di Giancarlo Pajetta, mentre Orlando (Vittorio Emanuele, non il ministro della Giustizia), Giolitti e Croce se ne stavano impassibili.
  Onorevole Di Maio, lasci perdere, si occupi d'altro, cerchi di fare un governo, magari: la storia, quella vera, l'hanno già scritta questi uomini. 


                                                    'U ventu 'e re sazizze



   "Sazizze e suppressate hannu 'e pijare 'u ventu 'e maiu"  ammonivano le nostre bisnonne eredi della tradizione bruzia, intendendo che devono rimanere appese "alla pertica" in un luogo fresco, asciutto e areato, visto che le case "cu' lu focularu appicciatu e le chjiancatu 'e tavule" non  estistono più, almeno fino a maggio che poi è il mese nel quale "canta lu cuculu e lu salatu se mancia cruru." Noi, memori del loro insegnameno e della loro esperienza che affondava le radici mei millenni, abbiamo aspettato fino a oggi " pe' le spicare" e metterle sotto vuoto con l'apposita macchinetta dal momento che non abbiamo più  'u casciune ''e ru granu sotto il quale si conservavano una volta, anzi, per dirla tutta, non abbiamo più nemmeno il nostro eccellente grano e importiamo quello col glisofato. Assieme alle sazizze e alle suppressate, quelle vere, quelle bruzie autentiche, bianche col pepe nero, abbiamo spicatu anche la nduja fatta in casa che non sarà quella di Spilinga, ma è pur sempre una nduja caccurese. E stasera 'u provaturu con suppressata, nduja,  'na pitticella cu' maju caura, caura e qualche bicchiere di  rosso di Zifarelli. 


                                                         
Mobilità condivisa ed ecologica

   Eccoci finalmente a casa dopo otto giorni trascorsi a Roma. Non è stata una gita di piacere, tutt'altro. abbiamo trascorso una brutta settimana, una settimana di ansia e di paura, poi, finalmente la situazione ha cominciato a volgere in positivo e allora mi sono concesso anche un giro per la città a bordo di questa meravigliosa auto elettrica, un servizio di mobilità condiviso che utilizza questi mini vettori che si possono noleggiare dopo aver scaricato un'app ed essersi iscritti al servizio, inserendo le generalità, i dati della propria patente e la carta di credito abilitata a operare on line con il codice di sicurezza. A questo punto basta aprire l'app e cercare un'auto disponibile parcheggiata nel luogo più vicino al quale ci si trova. Cliccando sull'icona la si prenota e da quel momento si hanno a disposizione 18 minuti per salire a bordo. arrivati all'automobilina, sempre dall'app si apre la portiera, si sale a bordo e si parte. La guida è facile e sicura, il motore è silenzioso e non inquinante per cui questo giocattolino piò circolare nei centri storici, nelle zone a traffico limitato, praticamente dappertutto. E' facile da parcheggiare e a fine corsa la si lascia tranquillamente nel luogo dove ci si trova, anche nelle strisce blu senza dover pagare il parcheggio. Si scende, si aspetta che il dispositivo automatico blocchi le portiere e si va par la propria strada senza preoccupazioni. Il costo della corsa si aggira intorno a 22 centesimi al minuto, molto meno di un tax, poco più di un bus. L'auto resterà nel luogo dove la si lascia fin quando non servirà a qualcun altro.
    L'autonomia dorebbe avvicinarsi ai 100 km. Insomma il mezzo ideale per spostarsi nelle nostre città senza problemi, senza impazzire per trovare un parcheggio dal momento che le piccole dimensioni
consentono di infilarla in spazi ristrettissimi e senza riempirle di smog. Diomenticavo un particolare importante: l'auto ha un navigatore gps incorporato, la radio e l'aria condizionata.  
   Il giorno in cui questo tipo di servizio diverrà predominante, potremo finalmente respirare aria pulita,
ridurre l'inquinamento acustico e goderci le bellezze delle nostre stupende città d'arte.  


                                              
BELLA????? CIAO!

   Succede anche questo: il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazi – fascismo per merito
di migliaia di partigiani che, supplendo all’assenza dello Stato, di una monarchia imbelle e 
fellone, di gerarchie militari che vigliaccamente erano fuggite precipitosamente in cerca di
protezione sotto l’ala degli alleati che se ne stavano calmi e tranquilli nel Mezzogiorno
occupato prendendosela comoda e aspettando che, come a Stalingrado, qualcuno togliesse
loro le castagne dal fuoco, rischiando la loro vita, spesso perdendola nei combattimenti o
impiccati o fucilati dai boia nazisti e dai repubblichini, cacciarono dal Paese gli aguzzini di
Hitler, molte bande sparse per la Penisola, incredibilmente si rifiutano o hanno l’ordine di
non eseguire Bella ciao, il canto che infondeva speranza, fiducia e coraggio ai patrioti,
quelli veri, gli unici, assieme ai resistenti meridionali, conosciuti come briganti,  che questo
bislacco paese abbia avuto. Pare che gli autori di questa bella pensata trovino, (udite,
udite!) questo canto divisivo, forse non gradito ai nipotini del fascismo che magari
avrebbero preferito la più unificante Sagra di Giarabub o Il miracolo della lana.  
Benissimo, i partigiani sacrificarono la loro vita e la loro giovinezza anche per far sì che
nessuno possa essere obbligato a fare qualcosa contro la sua volontà e se una banda o
un sindaco ritengono di non dovere eseguire o non fare eseguire un brano secondo loro
divisivo ne hanno tutto il diritto, così come i cittadini che da quel canto si sentono
rappresentati hanno tutto il diritto di  ignorare  e mandare deserti in futuro tutti i concerti di
queste bande e gli elettori il dovere di non votare più certi sindaci.


                

                                                              

   In Italia abbiamo un sacco di emergenze, anzi possiamo dire che siamo eternamente in emergenza e che non sappiamo vivere senza. Il guaio è che sono talmente tante e tutte gravissime che non riusciamo mai a stabilire qual è effettivamente quella da affrontare, così, come il famoso asino di Buridano, ce ne stiamo a pensare sul che fare finendo per non far niente. Certo, c’è l’emergenza sanità, l’emergenza lavoro, l’emergenza casa, l’emergenza immigrati, l’emergenza renziani, ma a giudicare da un articolo comparso stamane su un noto giornale  on line, ma anche dai tanti quiz che le televisioni ci propinano quotidianamente, oggi la vera emergenza è l’ignoranza che inizia  con la "i" come “impresa, inglese e internet”, la geniale intuizioni  dei nostri governanti e dei loro pedagogisti di fiducia che avrebbero dovuto fare degli italiani dei veri e propri geni da piazzare dietro una tastiera di un call center. 
   Nell’articolo in questione si legge che a Milano, la città nella quale il 25 aprile del 1945 entrarono trionfanti le formazioni partigiane che avevano sconfitto i nazi – fascisti e liberato l’Alta Italia, la città di piazzale Loreto con tutte le polemiche che ne conseguirono, su 39 intervistati solo 7 sapevano cosa si celebra oggi, mentre altri davano risposte sbagliate tipo la festa della Repubblica, la liberazione dell’Italia dal dominio austriaco o confessavano candidamente di non averne la più pallida idea. Questo in un paese che  non è tra i primissimi posti in Europa per numero di laureati, ma che ne ha comunque una buona percentuale e di quelli che in occasione di qualche polemica ti gettano in faccia la loro bella laurea che dovrebbe aprire loro tutte le porte chiudendole contemporaneamente ai diplomati sprovvisti del prestigioso titolo e della corona di alloro che, come si sa, infondono miracolosamente la scienza e la sapienza. Non conoscere la storia del proprio paese, soprattutto quella dell’ultimo secolo è una cosa gravissima, una cosa che ci rende cittadini di serie C.  Io prima di consegnare loro il certificato elettorale li costringerei a sottoporsi a un esame di storia  e di educazione civica, dopo di che li lascerei  liberi di votare per chi vogliono, ma almeno con cognizione di causa.