<                          Sulla sdraio
                                                                di Peppino Marino
  
   Di questi tempi, col caldo soffocante che ci opprime, non è facile lavorare, non è facile scrivere, spesso non è facile nemmeno pensare. Lo si può fare solo se ci si limita a pensieri brevi, scritti altrettanto stringati, riflessioni fugaci sugli avvenimenti che ci scorrono davanti, magari mentre ce ne stiamo distesi "Sulla sdraio" (chi se lo può permettere)

 

                                                          UN FRUTTO CONTRO LA GLICEMIA E PURE LA TUA



    Stamattina, munito della mia attrezzatura ipertecnologica anti spine, mi sono recato nel mio fondo di San Biagio a raccogliere i fichi d'India, lo squisito frutto della famiglia delle cactacee così ricco di proprietà benefiche. La ricchezza di fibre che contraddistingue il fico d'India aumenta il senso di sazietà per cui i pellegrinaggi tra soggiorno e cucina si riducono notevolmente, riducono l'assorbimento degli zuccheri e quindi tengono sotto controllo la glicemia e pure la vostra, regolarizzano l'intestino e combattono lo stress. E se te le raccogli da solo riducono anche lo svuotamento del portafoglio di questi tempi che la frutta costa quanto una portaerei. 

 

                                                                                          AL CUOR NON SI COMANDA



      Al cuor non si comanda perché "Ogni scarrafone è bello all'amor suo" come questo pinguino protagonista di una mia filastrocca scritta per uno dei tanti spettacolini che organizzavamo con gli alunni e i colleghi.


                   IL PINGUINO INNAMORATO

C’era una volta una giovane foca
Che ballava il Tuca, tuca,
mentre, seduto nel bar, un pinguino,
lento, sorbiva un bicchiere di vino
ed il pinguino, sentite un po’,
della fochetta si innamorò
perché, a dispetto delle apparenze, 
venne sedotto dalle movenze
di quella grassa, goffa creatura
dalla curiosa, incerta andatura
ed il pinguino alcolizzato
si ritrovò, così, innamorato.


           

                                                                                       FRUTTA BRUZIA



   Ed eccovi una composizione di frutta biologica autentica calabrese, anzi cerentinese, che ebbi occasione di fotografare qualche anno fa in occasione di una iniziativa organizzata dagli alunni e dai colleghi delle scuole del paese vicino. Lo si sappia, anche la Calabria produce eccellente frutta biologica, anzi, per alcune produzioni siamo ai primi posti in Italia. 

 

                                                                             ALMENO TOGLIETECI IL CANONE



    Ogni tanto qualche buona notizia. Pare che la Rai continui a perdere spettatori con un calo di ascolti vistoso e, probabilmente disastroso per le casse della televisione pubblica. Non è che questo mi faccia piacere, avendo sempre difeso la televisione di Stato e fatto il tifo per il servizio pubblico che, oramai, di pubblico non ha niente, o meglio, non offre alcun servizio, pagato fra l’altro col canone in bolletta, in più o qualitativamente migliore di quello di qualsiasi altra emittente privata nazionale o locale.
    Non credo che le cause della debacle possano essere attribuite “all’era sovranista” e ai nuovi conduttori “leghisti”, anche se al peggio non c’èe mai fine, ma, a mio modesto avviso, vanno ricercate nella mancanza di fantasia e di creatività. Di originalità di dirigenti e autori televisivi che ripropongono, da almeno un decennio, sempre gli stessi, insulsi, noiosi programmi: dai “fatti nostri” ai “soliti noti”, a “ballando con le 5 stelle”, alle ”porte a porte”, ai vampiri che ogni pomeriggio affondano i denti nei cadaveri delle povere vittime del femminismo o della cronaca nera in generale, una melassa putrida che, evidentemente, gli spettatori non sono più disposti a sorbirsi. Certo non troveremo più dirigenti come Guglielmi, autori come Arbore, Jurgens, Brando Giordano,  Bruno Gambarotta, Marcello Marchesi,  Antonello Falqui, Pietro Garinei, Sandro Giovannini, ma possibile che non si riesca a trovare qualcuno con qualche idea nuova, intelligente, fresca, garbata, vincente che spazzi via come un idrante tutto il vecchiume che siamo costretti a sorbirci sera dopo sera e gli imbonitori strapagati per fare cilecca? Possibile che si possa concedere l’usufrutto del palinsesto vita natural durante a giornalisti e conduttori che in altri paesi metterebbero gentilmente alla porta? Se non ci riuscite toglieteci almeno il canone.

                                                                        LIBERA ME, MUGLIERAMA (MOGLIE, NON ROMPERE)

    Non sono un credente, questo lo sanno tutti, però l'antica liturgia mi ha sempre affascinato, soprattutto per i suoi bellissimi canti, dal Pange lingua di san Tommaso D'Aquino col suo bellissimo Tantum ergo sacramentumal Dies irae di Tommaso da Celano al Libera me Domine.  
   Con opportuni ritocchi quest'ultimo canto, in verità un po' lugubre, può essere adattato a diverse situazioni, come, per esempio, al ritorno, puntuale come le tasse, alla fine dell'estate, di certi giornalisti o conduttori -ci televisivi, alla logorrea e alla pericolosità di certi politici, insomma a tutto ciò che ci opprime, ci angoscia o, semplicemente ci scassa. Io, nel 2001, in occasione del Carnevale, ne ho elaborato una versione originale che vi regalo. Spero vi piacerà. E' scritta in caccurese, ma credo non avrete difficoltà a tradurla. Eventualmente sono a vostra disposizione. 

Libera me, muglierama  

Libera me, muglierama
Alla cannata
Ca lu vinu è la meglia compagnia!
Specialmente
Specialmente cu’ la tiellluzza.
Si c’accucchji, si c’accucchjiu 
‘u casu pecurinu
Puru tuni, puru tuni 

Allicchi allu vinu

 

                                                                       CIBO SANO                                                                         

      Quando a metà pomeriggio ci prende un languorino o qualche crampo allo stomaco ci avverte che è ora di fare uno spuntino, cosa c'è di meglio di una "merendina light" come questa, la merendina della nonna, una fresina integrale bagnata spalmata con un paio di ciliegini, un fio d'olio di oliva e una spruzzatina di origano, soprattutto se pomodorini, origano e olio sono di tua produzione? O magari una fetta di pane casareccio con un filo d'olio e un pizzico di zucchero, quel poco che ci potevamo permettere per la povertà che ci perseguitava quand'eravamo ragazzini e che oggi non ci possiamo più permettere per colpa della glicemia, del sovrappesso e del diavolo che si porti questo mondo sballato. Altro che le ciofeche che si trovano negli scaffali degli "store"!


                                                                         
CHIAGNE E FOTTE

    Quando d’estate, al mattino presto, mi reco nel mio piccolo podere di Zifarelli mi capita di incontrare dirigenti scolastici, colleghi insegnanti, ingegneri, comandanti della polizia locale, infermieri, con i loro fuori strada, le loro auto attrezzate col portapacchi sui quali spiccano falciatori, rastrelli, zappe che si recano in campagna a coltivare i loro appezzamenti di terreno. A volte gli stessi autoveicoli sono carichi di pomodori, patate, melanzane, zucchini, fagiolini, peperoni frutta di ogni tipo e altro ben di Dio. Questi professionisti che utilizzano gran parte del lor tempo libero per dedicarsi al nobile mestiere del contadino, ma, a volte anche ad altre attività manuali, producono ortaggi, conserva di pomodoro, olio, vino, confetture per le loro famiglie, ma, spesso, una parte consistente di questi prodotti biologici finisce dispense di familiari e parenti trapiantati nel Nord, terroni che col loro lavoro arricchiscono i cummenda, i padroni e i padroncini della Padania, alcuni dei quali, per fortuna pochi, scimmiottando i leghisti e i razzisti che abitano quella parte del paese, ci accusano di essere privi di iniziativa, fannulloni, sfaccendati, gente che vive grazie al duro lavoro e alla generosità dei padani come Salvini, come Feltri, come Calderoli, Zaia etc. che sfacchinano dalla mattina alla sera per sfamare quei parassiti di terroni e che, con questa “za Tiresella”, come si dice da noi con una felicissima metafora, continuano a fregarci tutto quello che è possibile, con trovate furbesche come la spesa storica, il fabbisogno, il Mose, le pedomontane, le quote latte e via rubando.
Chiagne e fotte, dicono a Napoli, e in questo certi politici e giornalisti padani sono dei grandi specialisti.

                                                               CIBO CONTADINO A ETTOMETRO 0,1



     Da fanciullo, essendo nato in una famiglia contadina, mi capitava spesso di assistere al raccolto degli ortaggi che mio nonno e mia madre producevano in un orto preso in fitto o alla vendemmia aspettando con ansia il momento nel quale ci sedevamo in terra in cerchio a consumare " 'a spisa", la colazione che mia madre preparava e, come tutti, sistemava in un grande tovagliolo di lino bianco coi vertici annodati. Allora era difficile anche procurarsi contenitori che non fossero "panari e cistelli" (panierI e ceste di vimini) che, però, servivano per il raccolto. Il pranzo del raccolto era una sorta di rito che si ripeteva sempre uguale, con le stesse pietanze tipiche della stagione, come il baccalà fritto o il pecorino che mangiavamo per la prima volta a ottobre alla vendemmia e non prima, dopo aver atteso con bramosia per mesi questo momento. Per questo i cibi di una volta ci sembravano più saporiti, perché il palato li incontrava poche volte all'anno, mentre oggi li mangi tutto l'anno, tutte le stagioni.  Erano, soprattutto per me, per la mia fame atavica, momenti di gioia e di felicità per cui, anche oggi, in occasione del raccolto e della preparazione della conserva di pomodoro, ho preparato due piatti campagnoli, tipici della gastronomia contadina: pancotto con cipolla, sedano, basilico, prezzemolo, olio extra vergine di olivo di quello nostro e una spruzzatina di pepe e formaggio e un'insalata di sgombro con pomodoro ciliegino a ettometro zero (coltivato a 10 metri da casa), sedano, basilico, timo e qualche fogliolina di cedrina, anche questa, ovviamente, condita con l'olio di San Biagio. Piatti semplici innaffiati con vino di Cirò, non certo ostriche o caviale, ma, come diceva il grande Gigi Proietti in uno sketch, " a me me piace", ma, sicuramente, anche ai "romani de Caccuri."


                                                                     
GHIRLANDE CALABRESI

    Ed ecco a voi una delle tante varietà di ghirlande natalizie calabresi. Noi tutti terroni di Calabria, bruzi, grecanici, arberesch, le ghirlande ce le fabbrichiamo così, con ciliegino, peperoncini (zanzifari o piparelli), peperoni rossi e altre delizie della nostra amara, amata, generosa terra. A noi i fabbricanti di ghirlande ci fanno un bafffo. 

 

                                                         ITALO, UN RE DA BERE



    A ricordarci che la vera Italia siamo noi e che siamo noi ad aver dato il nostro nome a questo "stivale" bagnato dal Mediterraneo, c'è anche questo eccellente vino bianco che porta il nome del re degli Enotri, gli antichi abitanti della nostra terra la cui presenza viene data per certa già nell'XI secolo a. C.  
   Già nell'etichetta si realizza un mix perfetto tra enologia e cultura con una citazione di Antioco di Siracusa, storico del V secolo A.C. che ci ricorda che "L'intera terra fra i due golfi di mare (S. Eufemia e Squillace) fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio. Quest'uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia". Il resto lo fa questo vino di alta qualità fatto di greco e chardonnay, dal colore giallo paglierino che va bevuto a una temperatura di 8 - 10 gradi. Un'altra delle tante eccellenze enologiche calabresi, come il Critone, come i tanti altri vini regionali conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.
Parafrasando Matteo (l'evangelista da non confondere con qualche mediocre politico italiano) potremmo dire: "E tu, Calabria, non sei davvero l'ultima fra le regioni italiane."

 

                                                         CACCURI, PARADISO GASTRONOMICO

 



    Tra le tante delizie dell'eccellente ristorazione caccurese, oltre alla "pasta alla Cangiumati" dell'ottimo omonimo agriturismo a poche centinaia di metri dalla chiesa di San Rocco, alla pinsa e alla piazza del fratelli Pitaro in via XXIV Maggio, ai mitici antipasti de La Ruga di via Misericordia, alla bruschetta al guanciale e alla pizza de Il Vicolo di vicolo Pizzetto, alle pizze e alla cucina de La Roccia, c'è questa "Inasalatapiazza" ideata da Dora Sganga, proprietaria e conduttrice dello stesso ristorante che vale davvero la pena di gustare. Si tratta di un patto a base di frammenti di pasta di pizza, pomodoro, rucola e scagliette di grana, gustoso, delicato e digeribile. Tanti eccellenti manicaretti nei nostri ristoranti, agriturismi, trattorie, pizzerie difficili da elencare e, soprattutto da apprezzare attraverso uno scritto; la cosa migliore è andare a cena in tutti i locali caccuresi elencati, magari uno per sera, mettendo da parte il menù a la carte e lasciando fare ai proprietari a loro piacimento. Non ve ne pentirete davvero e, alla fine, oltre al palato, ne gioirà anche il vostro portafoglio. Provare per credere. 


                                                                                         NUMMERI

 

    Le recendi vicende politiche italiane, il trasformismo, sport preferito dagli italiani, la voglia di accorrere sempre in aiuto del vincitore, la pochezza di certi politici e soprattutto la viltà, il cinismo, il servilismo più o meno interessato, il culto della personalita un tempo rimproverato, guarda un po' ai comunisti, tanto per cambiare, mi hanno fatto tornare alla mentre questa bellisisma poesia di Trilussa che vi ripropongo. Ogni riferimento "è puramente causale", ovvero ha una causa precisa. 

 Conterò poco, è vero: 
- diceva l'Uno ar Zero - 
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te, 
lo sai quanto divento? Centomila. 
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore 
che cresce de potenza e de valore 
più so' li zeri che je vanno appresso. 

 

                                                                     FERRAGOSTO CACCURESE

   Se qualcuno vi dice che a Ferragosto a Caccuri non c'era neanche un cane "non statelo a sentire, è uno che vuole soltanto tradire; se c'è chi l'afferma sputategli addosso, che poi a quel cane non dà nemmeno un osso."

 

BRUTTI GUFI, CRITICONI, ROSICONI, ROSPI MALEDETTI


   Non so cosa mi stia succedendo, ma per la prima volta sono d'accordo con Renzi. In polemica col giornalista Pietro Ignazi di Repubblica, in una lettera al direttore del quotidiano l'ex premier ed ex segretario del PDS scrive: " E questa visione ideologica per cui alla fine Salvini è solo la prosecuzione del renzismo è figlia della stessa filosofia di chi ha alimentato scissioni, organizzato fuoco amico e distrutto l'unità del Pd con l'effetto di consegnare il Paese all'altro Matteo." Giusto, perbacco! E la stessa filosofia di quelli che hanno distrutto l'unità del PD, organizzato fuoco amico, pugnalato Letta, cacciato il sindaco di Roma Marino dal notaio senza nemmeno un dibattito e un voto in consiglio comunale, attaccato il sindacato, cambiato i membri delle commissioni parlamentari che non obbedivano agli ordini del quartiere generale, riempito gli organismi dirigenti di yes man cacciandone ogni voce anche larvatamente critica, quei brutti gufi, rosiconi, criticoni, rospi maledetti. 

TU CHIAMAMI SE VUOI NEOBORBONICO

                         RIMPIANTO DI ANONIMO CALABRESE XIX SECOLO

                   Quannu Calabria me facia’ Burbune
                   Ognunu se fumava ‘nu muzzune
                   E mo chi n’hannu datu ‘a libertà
                   Morimu tutti ‘e fame, trallallallà.

 E gira e vota, vota giriannu

Sempre a ‘nu fusu stamu filannu,

a la panera cchiù nun c’è nenti,

cchi ce mintimu sutta li denti?

 

Ed era meglio sutta lu Burbune

Ca se manciava' ‘nu muzzicune;

mo nun ce resta ca la campagna,

jamu, jettamune, ohi chi guaragnu!



     Bella e triste questa poesiola di un anonimo contadino calabrese della seconda metà del XIX secolo al quale una banda di masnadieri promise la terra, la libertà, il riscatto sociale e che da povero si ritrovò indigente in un paese nel quale, nonostante la povertà e le difficoltà nelle quali ci si dibatteva, come, d'altra parte, nel resto d'Italia, da sempre l'accoglienza e la solidarietà erano sacre.
    Adesso, se volete, chiamatemi pure neoborbonico; non lo sono, ma sarà sempre meglio di neoleghista come tanti miei corregionali fulminati sulla via di Ponte di Legno. 

                                             U PARRARE E' 'N'ARTE LECIA


    Curiosa questa dichiarazione del senatore Zanda attuale tesoriere del PD (ma questo non c'entra) che vuole scardinare nientemeno che l'alleanza gialloverde, favorita e cementata dai mangiatori di pop corn dopo che gli stessi bivaccatori per anni avevano spianato  l'autostrada grillina e fornito loro tonnellate di benzina per sfrecciarvi veloci. Senatore, ci potrebbe dire come? Con quali mezzi, con quali programmi, con quali proposte alternative, con quali alleanze visto che oggi, grazie anche al famigerato rosatellum (che non è un buon vino, ma un pessimo aceto) nessuna forza politica è auto sufficiente? Ce lo dica, ci dia qualche indicazione e noi ci impegniamo ad aiutarla. Ci contiamo e speriamo che queste non siano solo parole a convalida del vecchio adagio caccurese " 'U parrare è 'n'arte lecia."

 

                                          RIFLESSIONI ESISTENZIALI SEMISERIE



    Non è facile avere 18 anni cantava Rita Pavone 56 anni fa, invece è facile, accidenti com'è facile! Ci arrivi tutto pieno di entusiasmo e stracarico di progetti, il guaio è che, come canta De Gregori, "poi ti volti a guardarli e non li trovi più" e ti ritrovi vecchio con i cassetti pieni di sogni sfumati, di delusioni, di progetti falliti, ma continui a progettare, magari con più esperienza, più giudizio, più accortezza, ammaestrato dagli errori del passato, soprattutto quando progetti relazioni umane perchéè, come dice Guccini, anche "se avessi previsto tutto questo, dati, causa e pretesto, forse farei lo stesso" perché, e chiudiamo con Dalla, "La vita è come l'oceano, non la puoi bloccare, non la puoi recintare."

                             MONDO CANE! (MA NON E' IL FILM DEL 61

   E' stata una faticaccia, stamattina, far ripartire l'impianto di riscaldamento. Il freddo della notte scorsa ha gelato i tubi dell'acqua costringendomi a un lavoro straordinario impensabile di questi tempi. Ora, finalmente, è tutto a posto e posso godermi il dolce tepore di casa.  Nei giorni scorsi era una lagna continua di gente che sbuffava per il caldo. Ora saranno contenti. Se nei prossImi giorni la temperatura dovesse risalire oltre i 20 gradi e sento qualcuno lamentarsi giuro che gli sparo in bocca! Che mondo balordo! Gente che ti regala appartamenti a tua insaputa, persone che te le ritrovi a tavola a tua insaputa senza averli mai invitati, poveri pensionati che per difendersi dai ladri sono costretti a tenersi in casa un missile aria - aria clima balordo, insomma un mondo pazzesco!

 

                                    PIETA' PER NOI POVERI IGNORANTI

     Mi capita spesso di leggere articoli di alcuni nostri dotti cronisti che ci fanno il predicozzo dipingendo di fatto i loro connazionali come indolenti, pigri, forse anche un po' tirchi perché non comprano e non leggono i giornali sottolineando che in Italia siamo agli ultimi posti nella lettura di quotidiani. Se questo è vero, se davvero fossimo agli ultimi posti già questo sarebbe un miracolo perché significherebbe che, nonostante i nostri giornalisti provincialotti e scioccamente esterofili facciano di tutto per convincerci a non comprare più i giornali, ancora c'è gente che stoicamente continua a comprarli e a tentare di leggerli. La didascalia sotto questa foto è un esempio lampante della pervicacia nell'opera di dissuasione dei lettori. Un ignorante come me, infatti, per leggere un pezzo di una cartella circa, è costretto, se vuole capirci qualcosa, a prendere in mano almeno una ventina di volte il dizionario inglese o a desistere e io puntualmente desisto. Questo vizietto lo ritroviamo anche e soprattutto negli articoli che riguardano la politica, infarciti di termini gergali in inglese che, fra l'altro, hanno il corrispondente italiano a volte persino più corto e più pratico, ma vuoi mettere quant'è più figo usare l'inglese? Certi pezzi a me sembrano scritti apposta in questo modo per far si che alla fine anche Orfini e Di Maio li scambi per Churchil e Roosevelt. 

IL GRANDE GENIO FINE UMORISTA



    Eugenio Mercuri, universalmente conosciuto come Genio, non è soltanto uno dei migliori pasticcieri della provincia i cui prodotti, soprattutto gli amaretti, sono apprezzati e gustati in Calabria, in Italia e perfino all'estero, ma è anche famoso per le sue gag, i nonsense, le irresistibili battute, il fine umorismo che non lo abbandona mai e che lo rende simpatico a chiunque lo conosca. 
    Ieri sera, come mi capita spesso in estate, a metà della mia pasaseggiata serale, mi ritrovo seduto davanti il suo bar a sorbire una bibita. Genio è con noi, in mezzo agli altri amici seduti in cerchio a bere qualcosa e a chiacchierare. A un tratto arriva una frotta di ragazzini vocianti. Uno di loro, con un simpatico tono di voce tipico dei fanciulli di 10 -12 anni,  gli chiede di cambiargli alcune monetine con la certezza che la cosa andrà in porto. Genio risponde di no e allora ha inizio un curioso siparietto. Sorpreso per il rifiuto il fanciullo chiede il perché e, alla risposta del barista che gli dice che non ha monete, pensa che quello abbia voglia di scherzare e insiste nella richiesta. Genio insiste nel rifiuto e a questo punto intervengono altri fanciulli a pregarlo e a deplorare con garbo il suo rifiuto. La cosa va avanti per oltre un minuto con battute e contro battute delle parti in causa sempre più spassose, poi il gruppo dei ragazzi desiste e si allontana. I dialoghi mi hanno divertito e vista la familiarità del mio amico con i fanciulli sono convinto che certamente li conoscerà per cui, per curiosità gli chiedo: 
"Genio, chi sono questi ragazzini?" 
A  questo punto arriva la battuta fulminante che scatena l'ilarità generale:
"Che?, chi ne sacciu? Su' senza targa." 
Grande, Genio, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. 

 

 IL PRANZO DI MONTALBANO A CASA MIA 

   Pranzo alla Montalbano quello di oggi, non dal mitico Enzo, ma a casa mia, con una caponata e un'insalata di mare fatte in casa di quelle che costringono il "commissario Zingaretti" alla lunga passeggiata digestiva sul molo e all'immancabile incontro col famoso granchio. Ringrazio anche per questo il Maestro Camilleri al quale auguro una pronta guarigione, che mi ha fatto conoscere a apprezzare la caponata e mia moglie, che seguendo le mie indicazioni mi ha strappato di mano la ricetta di questo gustoso, irresistibile piatto della cucina siciliana che prepara in modo eccellente quasi fosse la famosa Adelina. Una squisitezza da leccarsi le dita. 

 'A MAIL - LA
    di Peppino Marino

     Con il vorticoso progresso della tecnogia, soprattutto col trionfo delle nuove tecnologie e delì'informatica il mondo intorno a noi si modifica rapidamente. Da un giorno all'altro cambiano usi, costumi, abitudini consolidate, perfino il modo di stare insieme e socializzare, cosicché diventa sempre più difficile raccapezzarci e, soprattutto, più struggente e doloroso disfarci di una parte consistente e importante del nostro passato. E' la vita! Meglio scherzarci su come ho fatto io. 

Quannu nun se parrava’ mericanu
e internet ‘nu se canuscìa’
Si se scrivia’, se scriviari a manu
e chillu chi scrivìa se lejìa.

Tannu ‘a maìlla serbiari pe’ scanare,
ppe’ fare ‘u pane oppure ‘e pitticelle,
mo, ammece, si ne serba’ pe’ mannare
puru ritratti, faìlle e littarelle.

Quannu scrivìa a manu a littarella,
‘u franchibullu  ‘e supra ce ‘mpacchjiava,
e doppu  la chjiuria bella, bella
e ‘ntra la buca russa la ‘mpostava.

Prima ‘e ‘nu mise ‘un arrivava mai
e chine l’aspettava ogne matina
‘ntra lu frattempu  se scordava li guai
aspettannu a Rosina la postina.

Quannu t’ha rava,  poi te ricriava
era ‘navvenimentu eccezionale;
quantu l’avìa  aspettata c’arrivava!
Paria quasi ‘na festa nazionale.

Cu’ la manu tremante l’aperìa
specie s’era n’a littara d’amure
cu’ tutta l’attenzione t’ha lejìa
e t’ha sarbava cu’ tutte le cure.

Mo ammece la matina appena azatu
appicci lu casciottu e guardi ‘a posta,
te trovi re maìlle cummegliatu
e nun riscerni ‘a paglia re la pasta.

‘A littara d’amuri è ormai  sparita
al massimo se scrivanu “TVB”,
a posta ‘un vena quasi cunzignata
e n’ho ‘mparatu chi  è  ‘nu reply.

Chissu è lu prezzu chi s’ha de pagare
allu progresso, alla tecnologia,
c’è cchjiu commerità a navigare,
cumu è canciatu ‘u munnu, arrassusia!