Sulla sdraio
                                                          di Peppino Marino  
   Di questi tempi, col caldo soffocante che ci opprime, non è facile lavorare, non è facile scrivere, spesso non è facile nemmeno pensare. Lo si può fare solo se ci si limita a pensieri brevi, scritti altrettanto stringati, riflessioni fugaci sugli avvenimenti che ci scorrono davanti, magari mentre ce ne stiamo distesi "Sulla sdraio" (chi se lo può permettere)

 

                                  'A PITTA SCACIATA, UN'ECCELLENZA DIMENTICATA 

       
   Devo ringraziare mio cugino Raffaele Ermocida di Badolato che, a mezzo Eugenio, ci ha mandato due ottimi pani di grano duro badolatesi di quelli che dopo 15 giorni li tagli tranquillamente col coltello e sembrano appena usciti dal forno, a differenza del pane che siamo costretti a mangiare tutti i giorni che dopo un giorno per tagliarlo devi avere a disposizione una buona motosega, e un'eccellente pitta scaciata cotta nel forno a legna. Io non so se la pitta scaciata sia un regalo dei greci, degli spagnoli,  degli arabi o semplicemente una invenzione dei bruzi, so soltanto che è una delle tante eccellenze calabresi, un tesoro gettato alle ortiche, almeno nella nostra zona, come il quazolu tipico. Forse sarò particolarmente sfortunato, ma da anni non riesco a trovare nei nostri esercizi commerciali questa pitta  eccellente come la preparavano le nostre massaie fino a 30 - 40 anni fa. Così oggi la pitta scaciata badolatese, un tempo anche caccurese, condita con olio, sale, origano e peperoncino in polvere è stato il nostro eccellente secondo dopo un ottimo piatto di riso e lenticchie, quelle per le quali Esaù, che non doveva essere poi così fesso, scambiò con la primogenitura. Quanto mi manca il forno di argilla fabbricato da mio padre nel quale fino a vent'anni fa cuocevamo le nostre ottime pitte! 

 

                                                                                      AMO LA MIA TERRA



   Amo la mia terra. La amo da sempre. Su questa terra sono nato,  in questa terra ho investito la mia vita e ho speso i miei anni. Il mio è un amore che rinnovo quotidianamente anche nei piccoli gesti quotidiani come fare la spesa. Così ogni volta compro almeno il 60% di prodotti calabresi: vini calabresi, caffè calabrese, tonno calabrese, riso di Sibari, bibite calabresi, pinsa e biscotti crotonesi, ndujia, sardella, butirri, caciocavallo, mozzarelle, provola, salumi, insomma tutto ciò che la nostra Calabria produce. Un atto d'amore che non costa nulla, a parte il costo della spesa che che affronteremmo comunque anche comprando prodotti esteri, ma che aiuta le nostre aziende a crescere, a occupare giovani del posto, a generare indotto e quindi il fabbisogno di servizi, strade, reti telematiche, mobilità, scuole, ospedali, insomma a far decollare la nostra regione, il Sud e anche l'Italia intera trasformando queste lande desolate e spopolate che sono ormai i nostri paesi in centri popolosi dove la vita rifulge in tutto il suo splendore. Si può fare, sappiatelo! 

 

                                                                              I DANNI DEL LAVORO 



     Il lavoro fa male, infatti i medici prescrivono il riposo.  E' anche causa di gravi infortuni e invalidità permanenti. Si può dire che non ci sia stato un solo lavoratore che non ne abbia subito almeno uno. Tranne il Padreterno. Ma lui lavorò solo sette giorni , poi andò in pensione. 


                                                                    I PROVERBI DI PEPPINO MARINO 

                                                                                   



  
E' meglio un uovo oggi e una gallina domani. 

 

                           I PROVERBI DI PEPPINO MARINO 



 Il pesce è molto importante nell’alimentazione umana. Lo diceva anche Orazio: “Carpe diem”, una carpa al giorno.
   

                                                  FINITO L'ESILIO SI TORNA ALLA MOVIDA

   Ancora un paio di giorni di esilio in questa desolata campagna nelle due foto in alto nella quale grilli cicale, passeri, fringuelli ti rompono i timpani tutti i giorni con il loro canto e gli effluvi di lavanda, di rosmarino e  di timo ti massacrano le narici e poi finalmente ritorniamo in quest'affollatissima via caccurese nella quale la movida impazza giorno e notte con tutta la gente sciagurata che vedete nelle due foto in basso che non vuole assolutamente sentire parlare di distanziamento sociale, di mascherine e di altri divieti e che spopola allegramente le nostre strade. 

 

CARO RINO TI SCRIVO

   Caro Rino, quanto ci manchi! Oggi più che mai avremmo bisogno della tua genialità per scrivere una nuova versione di Nuntereggae più. Purtroppo ci hai lasciato nel fior degli anni: peccato, oggi si che ne avresti di materia!
Senti un po’:

Capitani cazzari                              nunvereggae più
rottamatori rottamati                       nunvereggae più
filosofi saccenti                              nunvereggae più
vespe e vesponi                            nunvereggae più
tuttologi ignoranti                            nunvereggae più
governatori                                     nunvereggae più
segretari titubanti                           nunvereggae più
critici turpiloquianti                         nunvereggae più
illusionisti                                       
nunvereggae più
qualunquisti, opportunisti,
editorialisti, negazionisti               
nunvereggae più
isole dei famosi                              nunvereggae più
leoni da tastiera                              nunvereggae più
catene mediatiche                          nunvereggae più
grandi fratelli, uomini e nonne,  porte a porte,
carte bianche, pomeriggio otto     mi sono rotto

E mi fermo qui perché non sono cosi presuntuoso da voler suggerire a uno come te.

                                      TUTTO PRONTO PER L'ARRIVO DEI SIGNORI DI ZIFARELLI E GARBATELLA 

     Ultima settimana a Zifarelli, poi sgombreremo il campo per lasciarlo libero ai futuri proprietari. Nella vita tutto ciò che pensiamo essere nostro e al quale siamo attaccati morbosamente come Mazzarò, in realtà ci viene concesso in comodato gratuito per qualche decennio, poi, alla scadenza, sarà concesso a qualcun altro. Spero che la mia scadenza si protragga almeno per altri quattro decenni, ma non mettiamo limiti alla provvidenza  e comunque i successori vi si insedieranno da subito per prendere conoscenza del feudo. 
   Ma ora bando alle malinconie. Qui ci stiamo preparando ad accogliere degnamente i principini con festoni e ghirlande. Oggi abbiamo sistemato dei festoni caratteristici che sovrastano il red carpet; nei prossimi giorni sarà la volta delle ghirlande. 

                                                            I PROVERBI DI PEPPINO MARINO 

   E' meglio perdersi in un bicchiere d'acqua che perdersi un buon bicchiere di vino.

                                                  L'ORTOPEDICO 

   Scusate,  chiedo per un amico: uno che cura l'orto può essere considerato un ortopedico? Grazie e scusate l'ignoranza. 

 

                                                         I PROVERBI DI PEPPINO MARINO 

Chi lascia la via vecchia per la nuova viaggia più comodamente. 

                                                   LE ALICI OPERATRICI FITOSANITARIE 

    Le alici non solo sono  un'ottima fonte di proteine di qualità e di omega 3, acidi grassi che proteggono il cuore e le arterie, ma sono anche dei potenti alleati nella lotta agli insetti nocivi, alla mosca olearia e alla mosca domestica, il fastidioso dittero che ci rovina l'estate. Con gli scarti della pulitura e una bottiglia di plastica, infatti, si può costruire una micidiale trappola per mosche che nel giro di qualche ora ci libera dal tormento e , soprattutto, libera le colture da ospiti dannosi senza dover ricorrere a insetticidi e pesticidi che avvelenano l'ambiente. La realizzazione della trappola è semplicissima: basta riempite per un quarto dell'altezza la bottiglia con acqua,  introdurvi un pugno di scarti. Se si ha a disposizione una striscetta di plastica gialla da introdurre nel collo della bottiglia ancora meglio perché gli insetti sono attratti dal colore giallo. Quindi legare la bottiglia per il collo al ramo di un albero o un qualsiasi supporto a un aio di metri di altezza. Noi non sentiremo cattivi odori, ma le mosche accorreranno a migliaia, entreranno nella trappola e non riusciranno più a trovare l'uscita continuando a volare in orizzontale fin quando la morte le coglierà. Così la nostra frutta e la nostra pazienza saranno salve senza nessuna difficoltà se non quella di procurarsi le alici per uno che, pur uno chiamandosi Marino, si ostina ad abitare in collina. 

                                     VAIANELLE E ALTRO ANCORA



   Stamattina abbiamo cominciato a usare alla grande il paniere che abbiamo costruito bnei giorni scorsi con una bella "cota 'e vaianelle", ovvero fagiolini. Vaianella è una trasposizione dialettale di guaina - guainella perché il baccello non è altro che una guaina che avvolge e protegge i fagioli.  Ovviamente quando si va nell'orto non si raccolgono solo fagiolini, ma anche gli immancabili zucchini, i fiori di zucca e qualcosa'altro che ci fornisce la Provvidenza. 

                                       QUELLE CURIOSE LUCINE INTERMITTENTI

      Quando nell' estate del 1969 mi iscrissi alla scuola guida dei fratelli Muraca di San Giovanni in Fiore e il mio bravissimo istruttore Salvatore mi fece sedere al posto guida per la prima lezione,  mi mostrò i comandi della vecchia Fiat sulla quale si esercitavano gli allievi. In parcolare si soffermò a lungo su una levetta a destra del volante più corta di quella che comandava i fari e mi spiegò che serviva ad accendere e spegnere delle curiose lucine a destra e a sinistra dell'auto chiamate indicatori di direzione (vulgus frecce) che funzionavano a intermittenza e servivano a indicare la direzione di marcia della mia vettura. Se dovevo svoltare a sinistra bisognava spostare la levetta in basso, se invece dovevo svoltare a destra o parcheggiare andava spostata verso l'alto. Mi raccomandò di usarle sempre, anche quando mi avviavo o dovevo uscire da un parcheggio. Chissà se oggi gli istruttori spiegano ancora queste cose? A giudicare da quello che si vede in giro sembrerebbe di no. 

                                                         
PAZZA ESTATE

   Beh, amici, tutto sommato  quest'autunno non è poi così brutto come lo si dipinge; è vero, il cielo da un paio di settimane è sempre coperto, ma la temperatura non scende mai sotto i 18 gradi, la pioggia non sta facendo grossi danni, almeno da noi, la neve non si è ancora vista e, se tutto va bene, i pomodori er dicembre cominceranno a maturare. Non dimentichiamoci che "Annu bisestu viatu chine ce resta."

                                                               ESPERIMENTO CULINARIO

   Oggi il laboratorio culinario sperimentale di Zifarelli ha messo a punto un nuovo piatto: le tagliatelle verdi alla portulaca, insomma i tagliarini cu' la purchjiaca, un piatto ricco di omega che non sono i celebri orologi svizzeri e nemmeno supporti informatici, ma sostanze utili al nostro organismo.
   Di buon mattino le maestranze hanno provveduto alla raccolta e al lavaggio di una quantità adeguata di portulaca che, centrifugata, è stata messa ad asciugare su della carta assorbente prima di esser frullata. Più la verdura è asciutta, più le tagliatelle acquistano durezza e non sfaldano. Una volta frullata la verdura è stata aggiunta a un impasto di semola e uova, quindi il tutto è stato steso con la macchina per la pasta fresca e trasformato in tagliatelle verdi lessate e condite con un sugo di carne e polpette, ma che volendo si possono condire a piacimento. Il risultato è questo squisito piatto. 

 

                                                      IL VERDURAIO

   Stamattina mi solo alzato di buonora per raccogliere quattro cucuzzeli. Una faticaccia e un lungo viaggio di 20 metri all'andata e 20 al ritorno,  che potevo risparmiarmi. Infatti qualche minuto dopo mi è arrivato proprio davanti casa, come nella foto a destra, il verduraio ambulante con un carico di zucchini, fiori di zucca, fagiolini e patate per la classica minestra di "vajanelle, patate e juri". Che poi queste vajanelle del verduraio, tenerissime, cotte e cucinate qualche minuto dopo, hanno un sapore unico esaltato dall'olio verde a crudo.  Aveva ragione Toto Cutugno quando cantava quella bellissima canzone "Voglio andare a vivere in campagna, basta che la finisca co' 'sta lagna."