Sulla sedia a dondolo
                                                         di Peppino Marino  
   A  una certa età  non è facile lavorare, non è facile scrivere, spesso non è facile nemmeno pensare. Lo si può fare solo se ci si limita a pensieri brevi, scritti altrettanto stringati, riflessioni fugaci sugli avvenimenti che ci scorrono davanti, magari, all'ironia  mentre con l'arrivo dei primi freddi ci trasferiamo dalla sdraio "alla sedia a dondolo".    
                         
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                                                                       VECCHI PROVERBI

    Oggi voglio regalarvi due perle di saggezza contadina condensate in due vecchi proverbi, per fortuna ancora abbastanza noti, che ci invitano a essere previdenti e a liberarci dalla pigrizia che spesso ci rovina l’esistenza o, quantomeno, ci condanna a un’inutile sofferenza che ci auto infliggiamo.
    Il primo recita: “Ch’ appa focu campàu, ch’ appa pane morìu” ovvero chi ebbe legna da ardere, fuoco, sopravvisse, chi invece ebbe cibo morì perché col fuoco, col calore non si rischia di morire assiderati, mentre col cibo è difficile sopravvivere al freddo e al gelo.
    Il secondo, invece, nasce dall’eterna contrapposizione tra gli allevatori e i contadini, il latifondisti proprietari di armenti e i loro pastori e i contadini ed è il frutto, appunto, del sarcasmo dei contadini che ritenevano i pastori degli scansafatiche che preferivano pascolare le pecore standosene tranquillamente sdraiati sotto un albero, magari sulla riva di un ruscello, piuttosto che spaccarsi la schiena a dissodare la terra, il che li rendeva così pigri da lasciarsi perfino morire di sete, piuttosto che alzarsi per cui si lamentavano così: “Ah, s'avissari 'a capu due tegnu i peri me facissari 'na vippita 'e acqua. Se fossi sdraiato con la testa dove ho adesso i piedi, cioè nell'accqua del ruscello, allora si che mi disseterei.” Grandi i nostri antenati!


                                              
LO SBERLEFFO AL PD



        
     Non ho mai capito se certe esilaranti polemiche che di solito, anzi che puntualmente, precedono e accompagnano le varie edizioni di Sanremo siano architettate da un'abile regia occulta per far parlare dell'evento e attirare investimenti pubblicitari, o nascano spontaneamente, ma quella di oggi è particolarmente spasossa.  
   La nostra bravissima e bellissima conterranea, la showgirl Elisabetta Gregoraci accusa Nicola Savino, anche lui con sangue calabrese da parte della madre cosentina, di averla esclusa da L'Altro festival, il programma che sostituirà il Dopo festival solo perché è l'ex moglie di Flavio Briatore ritenuto un personaggio di destra.  A questo punto il simpatico Savino si discolpa dicendo che non ha mai parlato di destra e di sinistra, ma poi, per rafforzare le sue argomentazioni, riferendosi a Briatore aggiunge una frase spassosissima:  "Io non lo associo alla destra, anzi è amico di Renzi " che più che rendere ancor più efficace l'autodifesa, sembra un beffardo sberleffo nei confronti dei dirigenti e militati del PD che si schierarono con il fondatore di Italia viva e lo sostennero nella sua azione di smantellamento di quel po' di sinistra che il partito veltroniano poteva ancora permettersi. 

 

                                                                                           NOMINATION

    Cari amici, se son sbaglio siamo nel periodo nel quale si fanno le nomination per gli Oscar che saranno assegnati il prossimo 10 febbraio per cui mi permetto di fare anch'io una nomineation. Propongo perciò che venga assegnato un Oscar all'autore dello spot che da qualche giorno ci rompe i timpani (e non solo) dagli schermi della RAI col ragazzino che canta a squarciagola Ma che freddo fa. Credo che nessuno mai, in 70 anni (purtroppo ho la sciagura di essere anche coetaneo di Sanremo) sia riuscito, in uno spot di pochi secondi, a raccontare plasticamente cos'è Sanremo  e quale triste destino attende gli sciagurati telespettatori che decideranno masochisticamente di seguirlo. Per fortuna le donne del festival saranno, "ovviamente tutte bellissime."

                                                                                           MARGARITAS



      
            Oggi voglio offrire agli amici visitatori de L'Isola Amena, soprattutto a quelli non caccuresi, che non hanno mai avuto l'opportunità di vedere dal vivo queste bellezze e che, difficilmente l'avranno anche il futuro, due autentiche perle dei dintorni caccuresi, entrambe a un centinaio di metri dall'abitato neglette e abbandonate. Da un paio d'anni mi capita di visitare paesi della Calabria che ancora non conoscevo nei quali siti come questi, anche in zone impervie e difficilmente accessibilim vengono ripuliti, valorizzati e inseriti negli itinerai tutistici dei borghi. Da noi, invece,  si lasciano nel degrado e nell'abbandono.
  Nella prima foto potete ammirare quella che io definisco "le Marmore caccuresi", una picocla cascata sul torrente Cucinaro, a 30 metri dal bar pizzeria, pasticceria dei fratelli Pitato, mentre nella seconda una formazione arenaria ii località Filezzi, a 150 metri dall'ex edificio della scuola elementare e a una 30 di metri dalle abitazioni di via Petraro,  sede di uno dei più importanti insediamenti rupestri trasformato, agli inizi del Novecento, in una gigantesca porcilaia abbandonata poi verso la fine degli anni '80 del secolo scorso. Insomma, come diceva Matteo 7,6 (che non è Salvini e nemmeno Renzi), "Margarites ante porcos."

   

 

                                                                                   LA PREFETTA



     In questi ultimi giorni sui giornali italiani e apparso un neologismo che sta facendo impazzire i linguisti, gli insegnanti di italiano, i poveri studenti stranieri che cercano di imparare la nostra già molto complessa lingua, ma soprattutto gli sventurati lettori che si ostinano a comprarli. Perfino il povero Fantozzi, che di guai ne aveva già abbastanza, è stato ancora una volta messo in serio imbarazzo. Eppure il significato del vocabolo è abbastanza chiaro: la prefetta, parola coposta dal prefisso pre e dalla parola fetta, è la fetta  che di solito il salumiere ci fa assaggiare prima di affettare il salame che vogliamo comprare per rassuicurarci sulla qualità:

Scusi, è buono questo salame?

Eccellente, dottore, glielo faccio assaggiare, prego.

E ci porge la prefetta. 

                                         FILASTROCCA DI GENNAIO
                                                  di Peppino Marino

Filastrocca del granaio
per questo lungo e freddo gennaio,
un mese che arriva con un po’ d’affanno
perché ci porta un nuovo anno,
fra auguri, brindisi, frizzi e lazzi
e, per una notte, ci rende pazzi.
Ma poi i guai cominciano dopo
per chi è povero e non ha fuoco
perché gli auguri di Capodanno
al freddo e al gelo ristoro non danno.
Ci vuole legna al focolare
se ci si vuole riscaldare,
mentre candidi fiocchi di neve
cadono spinti da un vento lieve
e imbiancano il monte, la valle, il crinale
nella gelida notte invernale.
Però gennaio, così inclemente
Con quelli che soffrono e non han niente,
è anche il mese della Befana
che i bimbi buoni ricopre di doni
e, invece, a quelli che buoni non sono,
porta comunque un piccolo dono
perché i bimbi son tutti giulivi
e non esistono bimbi cattivi.   

                                                            L'ANNO CHE VERRA' PIU' TARDI

              Cari amici, mi dispiace ma devo darvi una brutta notizia: dopo aver dovuto attendere per decine di sere le 21,30 per vedere un episodio di Montalbano, un bel film, come quello stupendo di ieri sera di Terence Hill dedicato a Bud Spencer, "Il mio nome è Thomas" e altri  capolavori o programmi interessanti, domani sera ci toccherà aspettare le 0,30 per salutare l'anno nuovo. Prima infatti dovremo scoprire che è il venditore di dentiere usate o qual è il naso del parente della concorrente e il 2020 dovrà fare annche lui anticamera come il commissario di Vigata. Pazienza, vuol dire che invecchieremo un po' più tardi, anche se ci verrà la barba bianca. 

                                                                       ‘U LATRU POVARELLU
                                                                        di Giuseppe Marino



   Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana,
se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi,
assillata dal grande tormento che un giorno se li riprenda il vento.
           Claudio Lolli

 
Questa mia povera poesia è dedicata, appunto, a un poveraccio, a uno di quelli che, per sbarcare il lunario sono costretti ad arrangiarsi. Una volta
ce nm'erano parecchi, oggi sono stati sostituiti da quelli in doppio petto. 

Pasquale era ‘nu celebre latrune
Chi ‘e due passava ‘un ce lassava nente,
però quann ‘u piscava lu patrune
era ‘nu veru spassu pe’ la gente
pecchì ‘u patrune poi lu cutignava
e tuttu lu paise se scialava.

Però era ‘nu latru povarellu,
‘na pelle ‘e lupu, ‘nu mantu ‘e pitittu
Quannu arrobavari era cchjiù ‘u ribbellu,
ca l’arrobbare ‘un le portava fruttu
pecchì arrobbava ‘na bottiglia ‘e vinu,
‘na scarpa vecchia oppure ‘na gallina,
‘nu morzu ‘e pane oppure re prisuttu,
quattro castagne, ‘nu vecchiu tappinu,
ma ‘a legge lu chjiamavari “bottinu”
e, poveru Pasquale, scunsulatu,
veniari quasi sempre ‘ncastagnatu.

Però l’istintu ‘un lu perdia mai
Puru che le criava sempre guai.
‘Na vota chi ’un avia’ trovatu nente,
se guarda ‘ntunnu, ‘nutnnu si c’è gente,
vira’ ca ‘un c’è nessunu ppe’ la via,
poi partari cu’ ’nu lampu, arrassusia!,
se frica re la capu lu capppellu,
‘ncacchjia a ‘na petra e se fa ‘nu munzellu.

 

                                                                      TEMPI MODERNI
                                                                        di Giuseppe Marino

 Cinquant'anni una cosa del genere sarebbe stata impensabile, ma oggi viviamo tempi strambi, un'epoca nella quale pensiamo di sapere tutto, invece non sappiamo niente per cui succedono anche queste cose. O almeno qualcosa di simile. 

La maestra, seduta alla cattedra, assegna il tema  ai fanciulli di terza elementare : “Tema: La mucca”

Luigino le chiede timidamente: “Signora maestra,  cos’è una mucca?” “Ma come, Luigino, esclama l’insegnante, non hai mai visto una mucca? La mucca è quella che ci dà il latte. “ “Ah, risponde Luigino, con il volto illuminato da un sorriso, ho capito, grazie” e comincia a scrivere.

 

                                                                                  La mucca

 La mucca è molto utile perché ci dà il latte. Ci sono tante specie di mucche, quelle di vetro da un litro, quelle di carta, quelle di cartone.

Le vacche di carta sono molto redditizie e non richiedono nemmeno eccessive cure: basta un po’ di casino ogni tanto, qualche corteo di trattori che blocca le strade o inondare di letame qualche poliziotto e il rendimento è assicurato. 

Le mucche più diffuse hanno la forma di un parallelepipedo di alluminio rivestito di cartone e si trovano accatastate in tutti i supermercati. Ci sono mucche di tanti colori: bianche con le scritte rosse, celesti con le scritte verdi, arancione con le scritte bianche, insomma di tanti colori e di tanti prezzi.  Ci sono mucche intere e mucche parzialmente scremate. Certe volte si possono trovare anche in offerta speciale.

Mungere una mucca è facilissimo: basta sollevare la mammella, quel triangolino in alto sull’angolo della mucca, tagliare con le forbici lungo la linea tratteggiata, capovolgere la mucca e mungerla nel bicchiere, però bisogna stare attenti perché se si stringe troppo il latte fuoriesce dal bicchiere e sporca tutto il tavolo della cucina .

Dopo averla munta la mucca va riposta nel frigorifero, sennò il latte si guasta e poi fa male al pancino. A me la mucca piace tanto e, quando andiamo alla fattoria, la mamma ne compra sempre una cassa.

La mucca vive nella fattoria assieme alle galline e ai maiali. La gallina è quella che ci dà le uova. Ieri ne ho visto una nelle grande fattoria vicino casa mia, quella che si trova tra la farmacia e la banca. La gallina è di cartone ed è quadrata. Ha tanti buchi nei quali si trovano le uova. Io, però, non conoscevo la fattoria, l’avevo sempre sentita chiamare con un nome strano: supermercato. Che buffo!   

                                                      FILASTROCCA DI DICEMBRE
                                                    di Giuseppe Marino



Dedicata ai miei nipotini e a tutti i nipotini e i  nonni del mondo. 

Dicembre  

 Filastrocca delle ombre   ,
eccoci, alfine, nel freddo dicembre,
il mese nel quale, senza ombra di danno,
cala il sipario per il vecchio anno,
mentre in paese si ammazza il maiale
perché a dicembre si è già a Natale,
il compleanno di Nostro Signore
che viene al mondo e non trova tepore,
perché oltre al gelo di un tempo inclemente,
spesso, c’è quello  che emana la gente
che, in preda al più becero egoismo,
ha messo al bando amore e altruismo
per cui non basta un babbo Natale
a bandire dal modo l’odio e il male.
Però il Natale ci rende più umani,
più solidali, altruisti e più buoni
talché arrivati  a Capodanno,
malediciamo il vecchio anno
e, come è d’uso per il trasformista,
al nuovo anno facciamo la festa,
salvo aspettare ancor San Silvestro,
per preparagli di nuovo il capestro.

 

                         ALLA FACCIA DELLE COMPAGNIE ELETTRICHE!

 

    Coraggio, ragazzi, omai è questione di ore; 13, per la precisione, poi, finalmente, alle 5,19 nasceranno il romano Sol invictus, il britannico Stonehenge, i sudamericani Inti e  Huitzilopochtli, il vikingo Freyr, l'azero Zaratustra, l'indiano Buddha, il greco Bacco, l'egizio Horus, il persiano Mitra e, per ultimo, l'ebreo palestinese Cristo. Guarda un po' che ti combina questo scombiccherato pianeta con l'asse storto dove una volta si gela e un'altra si crepa dal caldo e i raffreddori fioccano, dove le galline una volta vanno a nanna alle 4 del pomeriggio e una volta alle 9 di sera, dove popoli e governanti litigano sul fatto se l'ora debba essere legale o illegale, come spesso avviene in Italia (dall'Alpi al Lilibeo) dove quasi tutto è è llegale. Ma noi che ce ne importa? Da domani finalmente riavremo la luce e senza nemmeno dove pagare una bolletta aggiuntiva, alla faccia delle compagnie elettriche, almeno fino al 21 giugno. Poi saranno di nuovo "tenebre e stridor di denti", ma per ora godiamoci questi bellissimi 6 mesi. 

                                                            NONNO INVERNO S'AVVICINA A GRANDI PASSI

             

     Ci siamo quasi; ancora quattro giorni e arriverà l'inverno che quest'anno si presenterà leggermente in ritardo rispetto agli ultimi tre anni. L'inverno astronomico avrà infatti inizio alle ore 4.19 del 22 dicembre quando il sole sarà a punto minimo di declinazione allo zenIth del Tropico di Capricorno; da quel preciso istante comincerà la sua lenta risalita verso l'equatore che raggiungerà alle 3.50 del 20 marzo e verso il Tropico del Cancro dove giuNgerà a portarci l'estate il 20 giugno 2020 alle ore 21.44.  Da domenica, quindi, i giorni cominceranno il sole rinasce (il natale del sol invictus) torna la luce, le giornate si allungano e ci sembreranno più belle e meno tetre di quella autunnali nelle quali qui da noi alle 5 del pomeriggio è notte fonda. Amo l'inverno soprattutto per questo, così come considero il natale della luce la festa più bella dell'anno. anche il maestro Lafortuna, probabilmente amava l'inverno che celebro con questa poesia che scrisse proprio di questi tempi e che lessi per la prima volta a pagina 47 del mio libro di lettura della seconda elementare scelto dal mio maestro Mario Sperlì e che conservo ancora come una reliquia assieme a quelli delle altre classi. Un grande il maestro Lafortuna: notare la bellezza e l'umanità degli ultimi 4 versi. 

 

                                   NUCERA 'E PAGANI E MISURACA VECCHIU

 

   Ho avuto modo più volte di ricordare che molto di quello che so lo devo alla sagegzza, alla pazienza e alla capacità didattica di nonno Saverio col quale ho vissuto i miei primi sedici anni nella stessa casa, anzi nella stessa stanza. 
   Analfabeta avendo dovuto, già all'età di 10 anni "accordarsi pastorello" sull'Aspromonte non avendo, nel 1894, i vecchi nonni i mezzi per sfamare e vestire un orfanello di entrambi i genitori che qualche anno dopo diventerà "cavatore di zomme" (radica), possedeva, comunque, una vasta cultura, una conoscenza profonda di motti arguti, proverbi, una grande esperienza di vita vissuta, compresi i sette anni in una miniera di carbone di Clarksbourg (West Virginia) e un amore smisurato per la musica e il melodramma.  
   Tra i tanti motti, modi di dire, proverbi che mi insegnava ce n'è uno che probabilmente avrà anche un fondamento scientifico: "Si vo' campare cent'anni, pippa e crita e cannella 'e canna", mi ripeteva spesso, ovvero un fumatore accanito, se vuol vivere a lungo dovrebbe fumare la pipa col fornello di terracotta e il cannello di canna forse per evitare di respirare eventuali residui di combustione del legno e della carta della sigaretta e lui di queste pipe, che, soprattutto negli otto anni che visse da paralitico puliva accuratamente tutto il giorno, ne aveva una bella collezione.
   Un altro modo di dire curioso gli scappava quando si alzava e trascinandosi a stento dietro la gamba paralizzata gli chiedevamo dove andasse e lui tra l'irato contro la mala sorte e l'ironia che non lo abbandonava mai, rispondeva: "A Nucere Pagani" o, a volte, "A Misuraca vecchiu." Non ho mai capito il perché del riferimento a queste due splendide località della Campania e della nostra Calabria in questo modo di dire ancora in uso tra i caccuresi di una certa età per cui sarei grato a qualcuno che, eventualmente, sapesse spiegarmi l'arcano. 
   

 

                                            LA CALABRIA DELLE ECCELLENZE - "VANTATIVINNE!"                                                   

     Anche oggi ho fatto la mia buona azione quotidiana nei confronti della mia terra facendo una spesa tutta calabrese: due ottimi vini, uno cirotano e uno di Riace, arance e mandarini di Giovanni, l'ambulante che una volta a settimana ci porta a frutta e la verdura dalla marina, il tonno di un'azienda calabrese che iniziò la produzione già nel 1817, peperoncini ripieni con alici e capperi e infine le crocette, le deliziose crocette calabresi di fichi secchi con noci, la più antica, la più umile, la più semplice, la più squisita leccornìa di una regione che è da sempre al primo posto per la produzione di fichi, le crocette che un tempo ci preparavano con perizia e amore le nostre nonne e le nostre mamme e ora che non ci sono più ci preparano, coN la stessa perizia e lo stesso amore, le nostre aziende calabresi tra le quali questa di Montalto Uffugo, lo stesso paese del Jefferson, l'amaro migliore del mondo. Tutte ditte calabresi che lavorano e fanno lavorare in Calabria, che in Calabria hanno la sede sociale e pagano le tasse e contribuiscono al mantenimento e al miglioramento dei nostri servizi e di quelli dell'Italia tutta, anche e soprattutto di quelle regioni che chiedono da tempo l'autonomia. 
   "Vantativinne", ci dice Franco Laratta nel suo ultimo libro, siate orgogliosi della nostra terra, dei nostri giovani imprenditori, delle nostre intelligenze, dalla nostra creatività e genialità. E noi lo facciamo volentieri. 

                                        HO FATTO LA SPESA PERCHE'  VOGLIO BENE ALLA CALABRIA

     Oggi, come insegnava una pubblicità di qualche anno fa, ho fatto una cosa bellissima, ho fatto la spesa per far girare l'economia, con una piccola, ma significativa modifica: ho fatto una spessa tutta calabrese perché voglio che a girare sia l'economia della mia Calabria, che le aziende della mia regione crescano e creino occupazione  per i giovani perché mi sono rotto di vivere in una terra che si sta spopolando fino a diventare una landa desolata, perché voglio che le nostre scuole siano affollate di bambini, che i miei colleghi non debbano più emigrare nel Veneto di Zaia o nella Lombardia di Formigoni e Maroni per poter insegnare, che gli ospedali della mia regione non debbano far le nozze con i fichi secchi per garantire un'assistenza sanitaria eccellente e i nostri bravi medici e infermieri non debbano fare i salti mortali per curarci. Ho fatto e cercherò di far sempre una spesa calabrese perché ho a cuore i nostri paesi, i nostri monumenti, le nostre opere d'arte e non voglio che vengano ricoperti dai rovi e dall'oblio. Fate anche voi come me; voletevi bene e volete soprattutto bene alla nostra terra e all'eccellenza dei nostri prodotti. 

                                                              EVO CHE NON E' IL MASCHILE DI EVA

 

    Ecco, finalmente, il "perfettissimo oglio di Caccuri" magnificato da padre Girolamo Marafioti, storico e umanista calabrese del XVI secolo, spremuto da olive di pennulara di Caccuri (e ho detto tutto), coltivate a San Biagio nella "terra lecia", come insegnavano i nostri contadini che avevano appreso le tecniche prima dai greci e poi dai basiliani, un olio davvero extra, extra vergine (EVO) che non è il maschile di Eva, come si usa definirlo oggi che la gente è abituata a risparmiare su tutto, anche sulle parole e ricorre al solito maledetto acronimo che poi uno ci deve pensare mezzora per capire che diavolo vuol dire, ma il nostro oro giallo, anzi verde perché di questi tempi è ricchissimo di clorofilla A.  Da ieri "riposa" nel contenitore d'acciaio in attesa di essere consumato. Quest'anno l'annata (almeno la mia) era stata davvero buona, ma il diavolo, anzi il cretino di turno dal cerino facile, ci ha messo la coda per cui nel recipiente è finita la metà della quantità prevista, ma non ci lamentiamo e da domani pane abbrustolito olio e (moderatamente, almeno una volta) zucchero, la vecchia merenda dei bimbi poveri, fortunatissimi senza saperlo. 

 

                                                       PRIMA L'UOVO O PRIMA LA GALLINA?

     Stamattina, prima di partire da Roma per rientrare a Caccuri mi è capitato di vedere un servizio della Rai sul viadotto sul Bisagno a Genova, in Liguria, e ascoltare le proteste, le preoccupazioni, diciamo pure la paura dei cittadini le cui abitazioni si trovano proprio sotto quest'imponente opera dalla quale, a detta degli stessi, si staccano spesso pezzi di cemento e bulloni dal peso di qualche etto che finiscono sui loro tetti e che potrebbero provocare anche serie lesioni ai passanti. Incredibile! A questo punto, come direbbe il bravo Lubrano, la domanda nasce spontanea: è nato prima l'uovo o prima la gallina?, è stato prima costruito il viadotto e poi le case sotto o prima le case e poi il viadotto sopra? In entrambi i casi mi domando e domando a chi ne sa e ne capisce più di me com'è possibile una cosa del genere? Siamo sicuri che questo mondo non sia completamente impazzito? 

 

                                              IL PROGRESSO

 

 
                                                IL PROGRESSO

Il progresso è quella cosa che ci fa credere che le nostre condizioni di vita sono migliorate e in nome del quale continuiamo a cercare di rendere abitabile quella terra che in principio era tutta sbagliata, come diceva Gianni Rodari. Ma è davvero così? Stiamo davvero rendendo abitabile questo nostro benedetto pianeta o ci stiamo rovinando la vita? La soluzione del dilemma non è facile e i pareri sono discordi e anch’io ho molti dubbi. Ad esempio: quando gli uomini avevano la coda non facevano le code, ora che hanno perso la coda non fanno altro che code. Provatea per credere a entrare in una farmacia, alle poste, all’ufficio tiket dell’ASL, in banca, persino al supermercato sia alla cassa che al banco del salumiere. Pazzesco! Una volta la gente era seria, posata, misurata; oggi tutti danno i numeri! Ovunque vai ci trovi una maledetta macchinetta che dà i numeri e così ti ritrovi in mano un maledetto pezzetto di carta con uno stramaledetto numero che ti costringe a stare con gli occhi incollati a una specie di televisore che fra l’altro non trasmette mai un bel film o magari una bella telenovella, ad aspettare che venga estratto il tuo numero e tu possa vincere un etto di mortadella, due etti di grana grattugiato o una scatola di supposte; quando vinci. A volte viene estratto il tuo numero e nemmeno vinci, anzi perdi e così devi pure pagare il pegno: la bolletta del ga



                                        
IL SECONDINO


“Vado dove la nonna, mamma cara,
A mi mangiare un pezzetto di torta
E poi torno alla casa quando è sera
E tu vieni e mi aperi la porta”  

“Si, bimbo mio, copriti bene alla testa
Sennò ti prende ancora il raffreddore
E poi ci vuole ancora la sumposta,
Quella che t’ha ordinato già il dottore”  

Chissa è la lingua chi senti parrare
Oje ch’ ognunu vo’ toscaneggiare
Ed ogne mamma se mintari de ‘mpignu
Pe’ la ‘mapare allu poveru figliu.  

Ma…. Mparare è parrare caccurise:
“Si te sta’ attentu mo te ‘mparu a scrivere”
Però si toscaneggi ce fa rirere
Ch’ a scrivere “t’ insegnari”, ‘un “te ‘mparari.”  

Però ste mamme e re telenovelle
‘E ‘stu talianu ‘un sannu fare a menu
E ‘nciotanu guaglioni e guagliunelle
Cu ‘sta parrata chi parari rumenu.  

Ieri Rosina ha dittu allu maritu:
“Aspetta un secondino, …. È un’occasione.”
Chiste parole m’hannu ‘ncuriositu:
Sta forsi priparannu ‘n’evasione?  

Poi c’haiu pensatu bonu ed  è capitu
Ch’era ‘nu talianu storpiatu.


                                      COSI' VA IL MONDO 
                                          di Peppino Marino

 

Che mondo strano!

L’ingiustizia fa strame

D’ogni legalità.

La carità pelosa

Spesso si sposa

Con la vanità.

 

La mucca è ricca

E il cane non ha pane;

piange il vitello

e, intanto, succhia il latte,

mentre al gatto randagio

manca tutto.

 

La formica ha già pieni i suoi granai

e la cicala piange sui suoi guai,

quand’ecco arriva il tele imbonitore:

“Coraggio, amici,

grida lo strillone,

i vostri guai son prossimi alla fine;

farò sparir l’angoscia dei balzelli,

sarete tutti ricchi, sani e belli

e i calvi riavranno anche i capelli.

 

Il sogno è bello, la realtà amara

E la felicità sempre più rara.

 

                                         LA NUOVA PEDAGOGICA SCOPRE L'ACQUA CALDA 



    Cado dalle nubi, per dirla col titolo del film di Checco Zalone, nell'apprendere che per scoprire che la lettura ad alta voce (e collettiva aggiungerei) fa aumentare la capacità di comprensione del testo, consente all'insegnante di intervenire con correzioni, precisazioni e magari fornire qualche elemento critico (perché oltre al livello di comprensione meccanica  e a quello della comprensione del senso del testo vi è anche quello critico) cose che qualsiasi scamorza di insegnante come me che abbia frequentato il vecchio vituperato istituto magistrale e abbia affrontato un concorso nel primi decenni del secolo scorso sa benissimo (era un esercizio proposto quotidianamente) c'è voluta una ricerca condotta da un periodico che si interessa di scuola ed educazione e di un'università. Era la prima cosa che il grande Mario Sperlì ci insegnava quando ci preparava per il concorso magistrale. 
   Scommetto che quanto prima, con un'altra approfondita ricerca scopriranno che una lezione episodica basata sull'interesse vitale del fanciullo come insegnavano i vecchi pedagogisti  è più proficua di una basata su un'unità didattica, come la chiamano adesso, progettata mesi prima e della quale all'alunno non gliene può fregar di meno e la potenza di uno strumento didattico come il dettato riscoperto e valorizzato in altri paesi europei come la Francia e abolito di fatto nella scuola italiana delle tre "I" devastata da pedagogisti fantasiosi e ministri incompetenti e dalla quale escono sempre più sempre più semianalfabeti.  

 

                                       DA OGGI SIAMO TUTTI PIU' RICCHI 

 

      Finalmente una buona notizia. Ieri sono stati resi noti i dati sul risparmio che ognuno di noi, ogni famiglia italiana otterrà dal taglio dei parlamentari, la battaglia che gli incrollabili Cinque stelle, ma anche altri riformisti d’annata, portano avanti da anni. Secondo il Codacons ognuno di noi avrà un risparmio annuo di ben, 1,35 euro, (3,5 per una famiglia italiana media) una cosda favolosa. Finalmente c’è da scialacquare al pensiero che in 10 anni potremo mettere da parte ben 13 euro e 50 centesimi che diventano 135 euro in 100 anni. I benefici non si limitano a questi dal momento che la fondamentale, importante riforma ridurrà il debito pubblico dello 0,005%, un successo strepitoso, un traguardo che nemmeno Coppi di sarebbe mai sognato. Ma la cosa più importante è l’essersi levati finalmente di torno 230 rompiscatole di deputati che avrebbero potuto intralciare i progetti dei geni che dirigono i nostri partiti. Peccato non essere riusciti ad abolire il senato, quest’altra intollerabile pastoia, anche se di senatori ne abbiamo fatto fuori 115, sperando che i futuri presidenti della Repubblica non rompano con premi Nobel e uomini di cultura. Ora, ridotti i deputati a 400, abolite le preferenze, le segreterie dei partiti, con i loro listini della spesa compilati col criterio della morbidezza e dell’umidità della lingua dei candidati, potranno farsi il loro  parlamentino a proprio uso e consumo. Non siamo ancora al “bivacco di manipoli”, ma non bisogna disperare.

 

                                                   CALMA PIATTA 
                                            

  Ho aspettato quasi un mese in religioso silenzio un qualsiasi commento, una frase, una osservazione critica, una parola di biasimo per la scissione renziana da parte di quei miei vecchi compagni del PCI folgorati e innamorati del rignanese che a suo tempo avevano usato parole di fuoco per condannare l’uscita da un partito stravolto e snaturato, diventato nemico dei lavoratori e dei ceti popolari di D’Alema, Bersani, Speranza, Epifani, Ernesto Rossi e, modestamente, anche del sottoscritto che li aveva preceduti di alcuni anni,  tutti accusati di alto tradimento e da mandare al rogo. Invece calma piatta, silenzio assoluto; i critici di D’Alema Belzebù e degli altri “traditori” oggi sembrano spariti, emigrati su Marte o al massimo si rifugiano nel calcio che è sempre un ottimo diversivo per evitare di parlare di cose serie. E’ la vita, che ci vuoi fare?