Caccuri descritta da alcuni storici del passato

 

Ecco come alcuni autorevoli religiosi e storici del passato descrivono il nostro paese. Da questi preziosi documenti apprendiamo notizie che si rivelano molto utili nella ricostruzione della storia della cittadina. 


"Caccuri, feudo de' Malatacca intorno al 1393, fu terra insigne al dir di Mons. Ricci, ma poi distrutto, faceva circa 800 abitanti nel 1621, quando un arciprete e un altro curato ne governavano il popolo, Ha 1000 anime con bellissima chiesa delle Grazie, per sua natura ricettizia, ma collegiata quanto agli onori. Essa è amministrata da un arciprete curato, da un cantore e da altri partecipanti cola chiesa filiale di San Rocco, dipendente dal capitolo e con una confraternita notata dall'Ughelli. Non tiene più il monistero de' Cistercensi detto di Santa Maria La Nova, ossia dei tre fanciulli, fondato prima del 1200 e l'altro dei Minori conventuali perché soppressi nel 1653 e manca parimenti la Badia dell'ordine di San Bernardo che nel 1621 era commendata a Ridolfo Ridolfi. Vi è solo un cenobio di francescani riformati che per sovrano decreto l'occuparono nel 1833 abitando la casa dei figli di S. Domenico loro aperta nel 1520 col titolo del Soccorso. Da Caccuri nasce la famiglia Simonetta la quale ha goduto mitre e porpore ascrivendo a suoi progenitori Francesco e Giovanni Simonetti. Di Caccuri fu anche il vescovo di Carinola Giovanni Carnuto che nel 1533 passò alla cattedra Geruntina e Cariatese."

 
Francesco Adilardi, Enciclopedia dell'ecclesiastico 1847

                                  



" Quindi lontano per ispatio quasi di quattro miglia s'incontra nelle radici della Sila uno Castello chiamato Caccurio, fabricato in luogo alto, nel qual' è stato nativo cittadino Francesco Simonetta, dottore nell'una e l'altra legge, molto illustre, carissimo a Francesco Sfortia Duca di Milano e Giovanni Simonetta suo fratello che scrisse un'opera distinta in trenta libri ne i quali si raccontano l'historie di Francesco Sfortia. Eglino originarono la famiglia de i Simonetta di Milano da i quali portò l'origine Iacomo Simoneta dottore nell'una e l'altra legge, che per le molte virtù e santità di vita è stato da Paolo terzo Sommo Pontefice Romano honorato coll'habito del Cardinalato. 

Abbonda hoggi di perfettissimo oglio , nel convicino di cui sono deliciose selve dove nascono diverse herbe medicinali, come s'è detto disovra nell'altre terre. Qui nasce sale terrestre e alcune acqua sanno di solfo. 

Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596

 

 



 

La terra di Caccuri si bene havea molte chiese curate tutte, non di meno si sono redatte ad una sola chiesa matrice la quale è servita dall’Arciprete et altri curati i quali col detto Arciprete hanno la cura dell’anime per familias; e l’entrate loro sono le decime de’ Parrocchiani le quali sono così tenue che non sono sufficienti appena a mantenere uno sol curato, per lo che sarebbe forse espediente unir l’entrate e la cura in un solo arciprete, perché se farebbe il servitio d’Iddio N. Signore con più frutto dell’anima et il curato viverebbe con più decenza. Vi sono ancora in detta terra altri sacerdoti et chierici li quali serveno alla detta chiesa, cappelle, oratorij e compagnie. Vi è la sola compagnia del Santissimo Sacramento.
     
Relazione di mons. Filippo Gesualdo, vescovo di Cariati e Cerenzia dal 1602 al 1619



"La seconda terra di detta Diocesi (Gerentia) è Caccuri che fu parimenti terra insigne, ma hora distrutta per il malgoverno farà 800 anime governata da un arciprete et un altro curato l'entrate de' quali sono tenue. L'arcipretato ammonta a doc. 25 et la cura 12. Vi sono circa 18 sacerdoti che servono la Matrice, ma poveri perchè non vi sono ............, nè hanno patrimonio. Vi sono due monasteri di frati, uno di San Domenico ricco et insigne di fabrica dove stanno due sacerdoti et un altro di San Francesco povero dove stanno due sacerdoti. Vi è anco una Abbatia dell'ordine di San Bernardo dove sta un frate ch'à la mensa dell'Abate quale è Redolfo Ridolfi che la tiene in Comenda et resteranno per l'abate da 150 docati  e la mensa sarà di 30 docati. Questa chiesa è discosta dalla terra circa un miglio, la chiesa è distrutta et la casa del monaco mal accomodata, sarebbe forse bene levare il monaco e trasferire il servitio delle messe che molte volte non se ne dicono, alla Chiesa Matrice della terra et farle celebrare dalla Comunità di preti. Questo temperamento non sarebbe di pregiuditio alla religione, perché l'interesse è di niun momento, sarebbe di qualche agiuto a questi poveri preti. si soddisferebbero le mese e leverebbe qualche nido di ladri." 

Mons. Maurizio Ricci, Relazione del 1621

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